Staminali, nuove accuse di Gauriniello a Andolina
Sedici indagati. Al medico contestate l’ associazione per delinquere finalizzata alla somministrazione di medicinali pericolosi e la truffa. Coinvolto Delendi

Associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di medicinali guasti e pericolosi per la salute pubblica e la truffa. Questa l’accusa formulata al dottor Marino Andolina, medico del Burlo Garofolo. É stato convocato ieri a Torino per essere interrogato dal pm Raffaele Guariniello nell’ambito dell’inchiesta sull’uso delle cellule staminali sostenuta dalla Stamina Foundation.
Assieme ad Andolina la Procura di Torino ha convocato altri quindici indagati, provenienti, oltre che da Trieste da Como, Carmagnola e San Marino, dove ha sede la Stamina Foundation.
Secondo l’accusa la terapia adottata suggerita o promossa dai 16 indagati, non è mai stata autorizzata in Italia dal Ministero della Sanità. Nonostante ciò 68 pazienti di cui tre minori, a partire dal novembre 2007, ne hanno usufruito perché rappresentava l’ultima speranza di vita per i malati di cancro, di sclerosi laterale amiotrofica o affetti dal morbo di Parkinson.
L’accusa di truffa è collegata alla vicenda di 14 tra questi ammalati a cui sarebbero stati promessi “effetti terapeutici” innescati dall’uso delle staminali. I parenti di questi ammalati, secondo le indagini affidate ai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni, avrebbero versato da quattromila e 55 mila euro per essere ammessi a queste cure della speranza.
Nella stessa indagine, oltre al nome di Marino Andolina, compare quello dell’ex direttore sanitario del Burlo, Mauro Delendi. Raffaele Guariniello gli contesta di aver messo a disposizione di Andolina la struttura ospedaliera. Su questo dettaglio non secondario Delendi ha già fornito tempo addietro ampie spiegazioni. «Ho firmato una convenzione per studio e ricerca esplicitamente preclinica, cioè senza alcun coinvolgimento di pazienti. Se altro è accaduto, la responsabilità è unicamente del dottor Andolina: io non ho mai autorizzato nè visite, nè interventi su malati a Trieste. Il Burlo - aveva poi aggiunto Delendi - aveva messo a disposizione un laboratorio di ricerca dove poteva accedere un operatore della Stamina Foundation, sotto la diretta responsabilità di Andolina».
Ben diversa è invece la descrizione di ciò che sarebbe accaduto. Scrive Raffaele Guariniello nelle 30 pagine notificate agli indagati per associazione a delinquere. «Manipolavano liquidi organici ed anche tessuti ossei per la selezione cellulare, senza utilizzare strutture idonee».
Le strutture non idonee individuate dagli investigatori torinesi, secondo l’accusa sono la Rewind Biotech srl di San Marino e l’Istituto di medicina del benessere che svolgeva un ruolo paragonabile a un “centro estetico”. Nella lista compare anche il nome dell’Istituto per l’infanzia Burlo Garofolo «dove i trattamenti con le staminali venivano praticati nei giorni festivi». Questo dettaglio è stato anche ammesso dal dottor Andolina. L’ultimo troncone di indagine porta all’Ospedale Generale Zona Moriggia Pelaschini di Gravedona, nei pressi di Como, una struttura pubblica.
I guai per Marino Andolina, rieletto dieci giorni fa consigliere comunale nella liste della Federazione della Sinistra con 407 preferenze su complessivi 2526 voti, erano iniziati nel dicembre del 2009. Gli era stato contestato da Torino di aver effettuato nel gennaio del 2008 un innesto di cellule staminali in un Labioratorio del Burlo, violando le procedure stabilite dal Ministero. I carabinieri avevano acquisto, durante controlli protrattasi per due giorni all’interno dell’ospedale infantile numerosi documenti, trasferiti a Torino. Riguardavano alcuni pazienti che si erano rivolti alla Stamina Foundation, il cui presidente- indagato da Guariniello - è Davide Vannoni, professore associato di psicologia della comunicazione all’Università di Udine e di rettore di Cognition, una società impegnata nelle ricerche di mercato.
Altri soci erano Marcello La Rosa, direttore dell’istituto di ricerche economiche del Piemonte e i biologi russi Vyacheslav Klimenko e Olena Shchegelska. vivevano a Moncalieri e subito dopo l’avvio dell’inchiesta sull’uso delle staminali nessuno li ha più visti. Scomparsi nel nulla.
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