Un milione di euro e 12 anni per il dizionario in friulano

L’opera in italiano e marilenghe curata dal “Centri Friûl Lenghe 2000” di Udine Consultabile in internet e disponibile su cd il volume sarà stampato in 1900 copie
Bumbaca Gorizia 09.01.2009 S. Andrea, cartelli stradali trilingui - Foto di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 09.01.2009 S. Andrea, cartelli stradali trilingui - Foto di Pierluigi Bumbaca

TRIESTE

C’era stato chi si era lamentato di tempi e costi del “Grant dizionari bilengal talian furlan” (Grande dizionario bilingue italiano friulano). Sui tempi la risposta è certa: sono serviti 12 anni. Sui costi, 1 milione, è questione di opinioni: i friulanisti sostengono che si tratta di sopravvivenza di una lingua secolare. Sabato è il grande giorno: si presenta la versione cartacea dell’opera.

Il “Dizionari” è un volume che contiene poco meno di 62mila lemmi italiani e 63.500 friulani. Le copie stampate, non disponibili in una prima fase al pubblico (poi è possibile che l’Arlef ne metta in vendita un certo numero), sono 1900. Sin qui il dizionario affidato al Centri Friûl Lenghe 2000 (Cfl) – consorzio nato per iniziativa dell’Università di Udine e di enti e associazioni che operano a sostegno del friulano – era consultabile via internet, oltre che distribuito tramite cd. Dal 2006, ricorda il responsabile Adriano Ceschia, sono inseriti in rete i vocaboli più usati, circa 6500. I restanti, di minor frequenza, sono quindi stati aggiunti a blocchi di 10mila anno dopo anno. E oggi, dopo un’attesa lunga 12 anni dato che l’avvio dell’iniziativa è datato 1999, ecco il vocabolario italiano-friulano su carta rivolto a insegnanti, studenti, giornalisti, scrittori e semplici appassionati della lingua.

Il milione di euro farà forse storcere il naso a qualcuno. Del resto un paio di anni fa non mancò perfino l’interpellanza di Piero Colussi (Cittadini) che contestò la mancata stampa, i costi e le incertezze sul valore scientifico. «A ottobre 2008 – affermava il consigliere di opposizione – la Regione aveva già contribuito finanziariamente alla realizzazione dell’opera con 950mila euro assicurando, peraltro, una disponibilità complessiva di 1,3 milioni. Nel dettaglio degli ultimi anni, 155 mila euro nel 2006 e 190 mila nel 2007: cifre non propriamente insignificanti tenendo pure conto che, nel 2002, il presidente della “Clape di culture Patrie dal Friûl” Antoni Beline denunciava gravi deficienze e vizi del lavoro avviato”. «Il costo è quello di un’opera che contribuisce a salvare l’identità di una lingua – commenta oggi Ceschia –. E non va sottovalutato che quasi metà dei fondi sostiene un imponente lavoro informatico, “copiato” anche dall’università di Stoccolma per il dizionario italiano-svedese». In corso d’opera ci sono state pure le perplessità di un linguista Michele Cortellazzo (cui il gruppo di lavoro del Clf si era rivolto per una valutazione su quantità e qualità della pubblicazione), che parlò di un dizionario fondato sul patrimonio lessicale italiano anziché su quello friulano, con troppi italianismi e gravi dimenticanze di usi consolidati in marilenghe. Secondo Cortellazzo ci sarebbero voluti ancora 13 anni di lavoro e invece ne sono bastati solo altri due.

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