Abusata nei bagni di due locali. Scarcerati i quattro romeni

Per il Riesame non c’è possibilità che reiterino il reato, la donna già alterata voleva cocaina. Dai referti niente tracce di violenza fisica. «Non stupro preordinato, hanno voluto mettere a frutto l’occasione»
sterle trieste tribunale avvocati
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TRIESTE

Hanno trascorso venti giorni in cella: prima a Trieste, al Coroneo, poi a Pordenone, nella sezione riservata a chi è accusato di reati sessuali. Ora il Tribunale del riesame ha rimesso in libertà i quattro giovani romeni accusati di aver stuprato a turno una ragazza visibilmente alterata da psicofarmaci e da abbondanti libagioni di alcol: «Una ragazza in condizioni palesemente preoccupanti».

Marcel Bodrianu, Cesar Ionut Ursache, Andrej Marian Ghorghiga e Ovidiu Adrian Tescu sono usciti dalla prigione perché a giudizio del Tribunale del riesame non esiste la possibilità che reiterino il reato di cui sono accusati. La situazione in cui si sono trovati l’1 ottobre scorso è assolutamente irripetibile perché la ragazza con cui più d’uno del loro gruppo si è “intrattenuto” nel bagno di due locali pubblici, oltre a essere già alterata, cercava cocaina ed era disposta a tutto pur di ottenerla.

I quattro, secondo i giudici che li hanno liberati, hanno messo a frutto questa situazione ma non risulta che abbiamo usato violenza anche se almeno un rapporto c’è stato mentre gli altri guardavano, o meglio attendevano il proprio turno. L’arrivo dei carabinieri quella notte ha messo fine al non completato “rendez vous”.

I tre giudici del Tribunale che hanno concesso agli indagati la libertà, senza peraltro applicare alcuna misura di sicurezza, sostengono nell’ordinanza che «non siamo di fronte a un branco che ha commesso uno stupro di gruppo preordinato, ovvero avvistando per strada la preda e attivandosi a sopraffarla. Siamo bensì di fronte a soggetti che hanno voluto mettere a frutto l’occasione capitata loro».

La ragazza era maggiorenne, si era dimostrata disponibile, forse anche più, e i quattro hanno colto senza alcuno scrupolo l’occasione che si era presentata loro.

Certo è che i difensori - gli avvocati Marta Sillano, Alessandro Cuccagna, Ugo Casciano e Antonio Zonta - hanno valorizzato i referti redatti dai medici dell’ospedale Burlo Garofolo dove la giovane era stata portata dai carabinieri che l’avevano soccorsa. «Non c’è traccia di violenza fisica», si legge sui documenti; e questo dettaglio non insignificante ha ulteriormente pesato nel giudizio del Tribunale del riesame.

Inoltre la testimonianza di un cittadino senegalese che era presente nel locale e che ha telefonato ai carabinieri, chiedendone l’intervento, ha confermato che la giovane, ubriaca e alterata, poco prima gli aveva chiesto di procurarle della cocaina, esattamente come aveva fatto con gli altri clienti. Tutte le risposte erano state negative. Solo i quattro romeni coinvolti in questa inchiesta l’avevano avvicinata e le avevano detto che sarebbero stati in grado di esaudire la sua richiesta. «A questo punto - racconta il testimone - la ragazza si è appartata assieme a uno dei quattro e poi ha ripetuto l’operazione».

Certo è che l’inchiesta diretta dal pm Massimo De Bortoli non si ferma qui. La violenza di gruppo c’è stata e la ragazza è stata oggetto di «subdola persuasione, consistita nel crearle l’aspettativa di poter avere da lì a breve la tanto desiderata dose di cocaina. Se anche vi fu consenso da parte della vittima, lo stesso era visibilmente invalidato dal vizio mentale a tutti percepibile e da tutti percepito».

Il Tribunale del riesame nell’ordinanza mette a fuoco anche che cosa dovranno fare nelle prossime ore gli investigatori per superare le «disarmonie del quadro indiziario». Dovranno individuare chi tra i quattro romeni abbia effettivamente avuto un rapporto sessuale con la ragazza, ma anche la sequenza dei rapporti successivi con gli altri indagati.

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