Sub morti a Miramare, rito abbreviato
di Claudio Ernè
Nicola Donda e Marco Panico hanno chiesto di essere processati con rito abbreviato. Fabio Bozzato e Roberto Bendotti, gli altri due sub coinvolti nell’inchiesta sulla morte di due sommozzatori istriani avvenuta il 25 luglio 2010 nel braccio di mare antistante Miramare, si sono invece riservati di decidere sul “rito” nella prossima udienza già fissata per il 3 aprile. Tutti i quattro gli istruttori finiti sul banco degli accusati devono rispondere dell’omicidio colposo di Samo Alajbegovic e Ziga Dobraic, invitati a Trieste per provare due autorespiratori a circuito semichiuso costruiti dalla ditta HBT di Nicola Donda.
Secondo le perizie effettuate dai tecnici del Raggruppamento “Teseo Tesei” della marina Militare , alla base della duplice tragedia vi è una somma di fattori: la scarsa manutenzione effettuata sugli autorespiratori, la mancanza di adeguato addestramento delle due vittime all’uso di miscele respiratorie, il cattivo allacciamento di un tubo al filtro della calce sodata che doveva “fissare” l’anidride carbonica espulsa dai polmoni dei due subacquei istriani. Durante l’immersione di prova i due sub avrebbero dovuto essere accompagnati da un istruttore. Chi avrebbe dovuto assisterli non lo ha fatto.
Per tutti questi motivi il pm Lucia Baldovin ha chiesto il rinvio a giudizio dei quattro istruttori, uno dei quali, Marco Panico, è in possesso del brevetto di carabiniere subacqueo, un attestato prestigioso che pochi possono esibire.
Responsabile a livello medico della morte dei due sommozzatori istriani è l’ipossia. La carenza di ossigeno n della miscela respirata. Samo Alajbegovic era stato riportato in superficie già morto, mentre Ziga Dobraic era stato tratto a riva privo di conoscenza e per quattro giorni il suo corpo era rimasto collegato alle macchine del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cattinara. Poi i medici avevano deciso di interrompere questo “legame” che lo manteneva artificialmente in vita perché l’encefalogramma non dimostrava più alcun segno di attività elettrica. Nell’udienza le famiglie dei due sub istriani si sono costituite parte civile con gli avvocati Paolo Volli e Alessandro Giadrossi. Scopo dichiarato quello di ottenere il risarcimento dei gravissimi danni morali e materiali subiti in conseguenza della perdita dei loro cari. La consulenza tecnica della Marina Militare non lascia aperti molti varchi ai difensori, gli avvocati Maria Genovese, Vanessa Zecchi e Alberto Coslovich: “al momento dell’inizio dell’immersione, si ritiene che l’autorespiratore non fosse efficiente” hanno scritto i periti.
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