Tra riti e crisi “Anna Bolena” inaugura la stagione al Verdi

Nel segno della sobrietà il gala dello spettacolo che si replica fino al 28 gennaio Niente smoking per il sindaco Cosolini e molti posti liberi in loggione
Foto BRUNI TRieste 17.01.12 Teatro Verdi-La Prima:Anna Bolena
Foto BRUNI TRieste 17.01.12 Teatro Verdi-La Prima:Anna Bolena

di Elisa Coloni

TRIESTE

Cravattino nero e sciarpa bianca d’ordinanza? Macché: meglio lasciarli agli intransigenti dell’ultra-chic e “osare” con una classica cravatta scura e un foulard stampato verdolino-beige. «E poi sono bello comunque. Io mi piaccio così». Un pizzico di ironia e un’irriducibile noia per i formalismi: ecco il debutto di Roberto Cosolini alla serata di gala del Verdi. Chi si aspettava di vederlo, alla sua prima “prima” da presidente della Fondazione Teatro Verdi, in smoking da grande soirée, è rimasto a bocca asciutta. Nel big day dell’apertura della stagione lirica 2012 del Verdi, a rompere i formalismi dell’ormai unico rito tradizional-mondano di Trieste, è stato proprio lui, il primo cittadino.

Abito grigio scuro e cravatta, il sindaco Cosolini è tra gli ultimi a fare il suo ingresso nel foyer, poco prima delle 20.30, ora d’inizio della “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti, scelta per inaugurare la stagione lirica triestina. «È una serata di festa - commenta il sindaco -. Mi auguro che sia di buon auspicio per una grande stagione e per un grande teatro, nonostante la crisi e il momento di difficoltà». Eccola, la crisi. Eccola che spunta fuori in ogni discorso, diventa quasi carne e ossa, è la più citata. Anche il commissario e direttore artistico Claudio Orazi (lui, sì, orgogliosissimo, in smoking, «perché certi riti lo impongono») non manca di citarla. «Fino a stamattina (ieri, ndr.) abbiamo lavorato per mettere in sesto i conti, ma adesso è il momento della grande festa, di questo rito per la città, che non è solo pura forma, ma vera sostanza. I teatri sono, devono, essere il cuore pulsante delle nostre comunità, il punto di riferimento dei valori culturali e delle tradizioni italiane. Per anni il mondo del teatro ha commesso un errore: è stato autoreferenziale. Ma adesso basta, bisogna aprirsi, bisogna lavorare bene». Insomma, discorsi seri. Ma d’altronde c’è la crisi, e bisogna pur farli. Ma dei conti, dei bilanci, si parlerà domani. La serata di gala è altro. È rito e mondanità.

Ed ecco quindi sfilare, immancabile, la carovana dei soliti noti, vip e autorità varie. Accanto a loro, i meno noti, ma pur sempre in tenuta da grande evento. Il foyer del Verdi è un tripudio di pellicce, non le si conta; ermellini e visoni a pioggia, che sgambettano vorticosamente alla ricerca di visibilità tra le palmette gentilmente offerte dal Servizio verde pubblico del Comune per le decorazioni floreali. Pochette gioiello porta-niente, tacco 12, bagliori metallici oro-argento, abiti lunghi con cascata di pizzi, le intramontabili paillettes, scollature evitabili e Cenerentole in rosa. Il black dress dilaga, ma brillano anche coprispalle e abitini verde ottanio, tortora, color pelle. L’ingresso apre alle 20 ed è tutto baci-baci e qualche flash. Non mancano, tra le autorità, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, in tailleur nero lungo e luccichio ai polsi.

L’assessori regionale alle Finanze Sandra Savino, immancabili occhialini neri e tacco a spillo, posa imbarazzata per i fotografi assieme al collega di giunta Elio De Anna, responsabile della Cultura nella squadra Tondo. Lui, il governatore, non c’è. Ma c’è il presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz, sciarpona bianca al collo. Ci sono i rettori delle Università di Trieste e Udine, Francesco Peroni e Cristiana Compagno. C’è la marchesa Carignani, c’è l’ex sovrintendente del Verdi Giorgio Zanfagnin. E ci sono anche venti alunni del Collegio del Mondo unito di Duino, con addosso gli abiti tradizionali dei Paesi di origine.

Sfilata di rito e via, si va a sedere. Mazzetti di rose gialle e arancioni, intrecciate con orchidee multicolor (offerti da uno sponsor privato, dicono), tentano di impreziosire il palco centrale, dove troneggia il sindaco-in-cravatta Cosolini. Lì, dove l’anno scorso sedeva un altro Roberto (Dipiazza), accompagnato dall’ex governatore Riccardo Illy e signore, adesso svetta il sindaco democratico. Con lui ci sono il capo di gabinetto Miryam Taucer e il segretario generale del Comune Filomena Falabella con consorte. Niente tutto esaurito. E si sapeva. La platea è quasi piena. Qualche posto vuoto, invece, spunta da loggioni e gallerie. Ma è la crisi, appunto. Ore 20.35. Tutti in piedi, parte l’Inno di Mameli. Qualcuno canta, qualche mano va dritta al cuore, tutti dritti in posta. Poi entra lei, Anna. La stagione può partire.

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