L'audizione della Monassi: un’Authority unica con Monfalcone e Porto Nogaro

La presidente dell’Autorità portuale in Consiglio comunale: «Il progetto Unicredit? Mai visto, e non dico certo bugie». Insiste: non eliminare il Punto franco in Porto vecchio. E Cosolini evita di replicare
Lasorte Trieste 26/03/12 - Consiglio Comunale, Audizione Marina Monassi
Lasorte Trieste 26/03/12 - Consiglio Comunale, Audizione Marina Monassi

«Io ho finito». Ventitrè minuti esatti per rispondere punto su punto. Un paio di slide sfuocate. La tanto attesa audizione del presidente dell’Autorità portuale ha lasciato insoddisfatto il Consiglio comunale e il pubblico accorso tra cui si notava un ex segretario del Porto (Antonella Caroli), un ex europarlamentare (Giorgio Rossetti) e un giornalista scrittore (Paolo Rumiz). Alle 19.45 era tutto finito. Marina Monassi, che siede per tutto il tempo alla destra del sindaco Roberto Cosolini, è stata veloce, sbrigativa, sintetica e soprattutto indolore. Sette le questioni capitali poste nella convocazione (richiesta dai consiglieri Roberto Decrali, Patrick Karlsen e Cesare Cetin) più una aggiunta a braccio. Nostra Signora del Porto ha iniziato dalla fine. «Sono favorevole a un’unica Autorità regionale con Monfalcone e in futuro, se la Regione vorrà, pure con Porto Nogaro».

I luoghi comuni si sprecano. «L’unione fa la forza, mentre spartire ricchezza diventa povertà» sentenzia Monassi che fa sapere di avere portato in Porto la filosofia da Spa di AcegasAps di cui è stata direttore generale. «Si spera non la vocazione ai debiti», ha commentato qualcuno in aula. Tradotto in parole significa avere adottato un «vero e proprio piano industriale» al posto del classico “libro dei sogni”. C’è il nuovo piano regolatore (che sta superando l’esame romano della Via), la piattaforma logistica con i 32 milioni sbloccati dal ministro Passera, il trasferimento del terminal Ro-Ro all’area ex Monteshell. I risultati già si vedono: il 100% di aumento dei traffici di container al Molo VII e il 250% di passeggeri rispetto al 2011. Dei veri “flop” di cui andare fieri, come commenta il consigliere del Pdl Paolo Rovis, avvocato difensore della presidente dell’Authority. Un patrocino conteso da Maurizio Bucci, Pdl, che qualche malizioso ex collega di maggioranza chiama “capitan Schettino” per la sua passione per le crociere e soprattutto gli “inchini”. L’ex assessore alle navi bianche ha lanciato ieri l’originale proposta di riciclare il punto franco del Porto Vecchio per il traffico passeggeri. Punto franco che la presidente Monassi non vuole rottamare proprio ora che l’Egitto ne ha ottenuto uno e che a Dubai l’utilizzano addirittura per sperimentare le cellule staminali. «Lo voglio anch’io» si è commosso il comunista Marino Andolina, sensibile all’argomento. L’Authority portuale, a scanso di equivoci, ha intanto aderito alle zone franche mondiali.

Il punto franco è l’unico argomento che vede Monassi non proprio allineata al sindaco Cosolini che nel suo intervento finale evita di toccare l’argomento. Un intervento che Monassi ha apprezzato. A tal punto da farlo proprio. «Ha risposto lui per me» chiude la serata evitando così il rito della replica. Restano così inevase le domande scorrette del grillino Menis (sulle inchieste e competenze) o quella impertinente di Franco Bandelli (Un’Altra Trieste): «Come va la salute di Giulio?». Giulio è il senatore Camber, convitato di pietra della politica e compagno di Monassi. Ma rimane anche la curiosità sul rigassificatore di Zaule per il quale si è speso a favore l’ex sindaco Roberto Dipiazza, e per il progetto abortito del Superporto Unicredit. «Non l’ho mai visto» dice. Difficile da credere per una che è stata vicepresidente di Unicredit Corporate Banking. Ma la Nostra Signora del Porto insiste. «Non dico balle. Non sono una cretina. Non mi ha mai interessato». Sarà.

Sicuramente è, per sua ammissione, «un’ottimista sfrenata che ha anche tanta fortuna. La stessa del sindaco Cosolini. Da mettere assieme». Non è detto però che la somma di due fortune sia una doppia fortuna. Potrebbero anche finire per annullarsi a vicenda.

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