“Alvei puliti”, choc sulle rive dell’Isonzo

L’assessore Cernic: «Intervento deleterio per l’ambiente». I sindaci Pian e Tommasini: «Necessario per la sicurezza»
Di Elisa Lenarduzzi

SAGRADO. Per alcuni, un intervento necessario e imprescindibile per tutelare la sicurezza dei cittadini. Per altri, l’ennesimo sfregio alla natura, un disastro ambientale da fermare prima che sia troppo tardi. In mezzo, una realtà oggettiva, sotto gli occhi di tutti: lì, sul ponte che collega Sagrado a Gradisca, dove fino a poco fa si poteva ammirare un panorama da cartolina, col verde rigoglioso degli alberi a fare da cornice all’Isonzo, oggi non rimangono altro che fango, ghiaia e legni buttati alla rinfusa, in attesa che arrivi l’ultimo camion a portarli via. Uno spettacolo desolante, a cui fa da contraltare solo la vista ritrovata del Castello degli Alimonda, chicca ottocentesca solitamente nascosta dalla folta vegetazione, che ormai non c’è più.

A cambiare i lineamenti della riva dell’Isonzo è stata l’ormai nota operazione regionale “Alvei puliti”, che la scorsa settimana ha mobilitato centinaia di volontari della Protezione civile per ripulire dalla vegetazione golena e alveo del fiume, con lo scopo dichiarato di prevenire le esondazioni. Peccato, però, che si tratti della stessa operazione che a Trieste si è resa responsabile dello scempio perpetrato in Val Rosandra, paradiso ambientale violato da ruspe e motoseghe.

Paragonare le sponde glabre dell’Isonzo alla Val Rosandra, però, sarebbe tanto facile e, forse, demagogico. Troppe le differenze che caratterizzano le due realtà - in primis il ricordo ancora vivo della drammatica alluvione del 2009 - sulle quali, ora, si spaccano anche le opinioni di amministratori e cittadini. Perché se da una parte ci sono i due sindaci di Sagrado e Gradisca (entrambi di centrosinistra) che difendono a spada tratta l’operazione regionale, dall’altra c’è un’assessore provinciale della stessa area politica, la delegata all’Ambiente Mara Cernic, che invece non esita a parlare di «intervento inidscriminato e ingiustificato», chiedendo addirittura all’assessore regionale Luca Ciriani di bloccare la seconda parte dell’operazione “Alvei puliti” in programma il 14 e 15 aprile.

«L'intervento è stato deleterio per l'ambiente - spiega l’assessore della giunta Gherghetta - perché la primavera non è la stagione giusta. Ora gli uccelli non hanno più un luogo dove nidificare e la fauna che vive nel sottobosco ha perso il suo habitat. Una cosa è lo sghiaiamento - continua -, un'altra è eliminare le piante. Su un'area pulita, l'acqua scorre più velocemente e crea una maggiore erosione. La vegetazione, invece, rallenta il fiume e preserva il territorio».

Di tutt’altro avviso il sindaco di Sagrado, Elisabetta Pian, che non si sottrae alla polemica sulla Val Rosandra, respingendo al mittente, però, qualsiasi paragone: «Qui abbiamo difficoltà diverse rispetto alla valle triestina. Prima di pulire gli alvei abbiamo chiesto l’intervento della Forestale, che ha valutato e segnato gli alberi da non toccare (sulla golena, in effetti, spiccano alcuni arbusti “sopravvissuti” all’operazione, ndr). La pulizia del sottobosco è indispensabile, perché nei momenti di piena si possono creare problemi alle case e alla stabilità dei piloni del ponte. È lo stesso intervento che abbiamo eseguito quattro anni fa e i cittadini, anche stavolta, sono con noi».

Il suo “collega” di Gradisca, Franco Tommasini, ammette di non aver ancora ammirato lo “spettacolo” dal ponte, ma anche lui non ha dubbi nel ribadire l’utilità dell’intervento: «Nessuno decide di spogliare l’Isonzo senza aver prima studiato l’operazione nei dettagli e la Protezione civile è una struttura consolidata. L’Isonzo è un pericolo costante per Gradisca, come si è visto negli ultimi anni. A ogni pioggia scatta il campanello d’allarme. La sua messa in sicurezza è una priorità, senza, ovviamente, devastare il territorio».

(Ha collaborato Stefano Bizzi)

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