Chattava di notte, 13enne agganciata da un pedofilo

Inviava immagini ammiccanti di sè a uno sconosciuto incontrato in rete che le ha chiesto di posare nuda in webcam. L’intervento della polizia postale l’ha scoperto

Anziché dormire, la notte Francesca usava il telefonino come un computer. Ci stava attaccata fino alle 4.

Chattava e inviava immagini ammiccanti e provocanti di sé a uno sconosciuto incontrato in rete. Per difendere la privacy della minorenne goriziana il nome è inventato, ciò che invece è vero è che a lungo Francesca ha frequentato i social-network all’insaputa dei genitori.

Lo faceva quando loro la credevano a letto. Mamma e papà mai avrebbero sospettato quello che la figlia stava combinando.

Diversamente, se avessero capito, nelle ore notturne, avrebbero staccato la connessione wi-fi di casa. Francesca pensava fosse solo un gioco innocente. Pensava che dall’altra parte della tastiera del suo smart-phone ci fosse un coetaneo, un tredicenne come lei.

Non poteva certo immaginare che, invece, a rispondere ai suoi messaggi ci fosse un adulto di 40 anni con intenzioni poco raccomandabili. Per mesi con lei si è finto adolescente.

Le chiedeva sempre di più. Prima fotografie normali, poi di parti scoperte del corpo, fino a chiederle di posare nuda di fronte alla webcam. Le avrebbe chiesto anche sesso virtuale e, ovviamente, di incontrarsi di persona in un luogo poco frequentato. Per fortuna, la ragazzina non è stata del tutto sprovveduta.

Ha giocato la sua partita, ma lo ha fatto con delle regole e, soprattutto, quelle regole le ha rispettate. È riuscita sempre a trovare delle scuse per neutralizzare le richieste più esplicite e pericolose dell’uomo. È stata capace di fermarsi in tempo e spezzare quella spirale in cui era entrata.

Se Francesca lo ha fatto è stato anche grazie all’aiuto delle amiche che hanno capito quanto stava accadendo. Per risolvere la situazione c’è però voluto il determinante intervento dei genitori.

A interrompere il gioco perverso in cui la giovane era precipitata sono stati proprio mamma e papà. Insospettiti da quella stanchezza fisica che da tempo la ragazza si trascinava dietro nel corso delle sue giornate, hanno voluto vederci chiaro. Hanno parlato con lei e quando si sono accorti di ciò che stava succedendo si sono rivolti alla polizia postale. Subito sono scattate le indagini. L’adescatore è stato individuato prima che fosse troppo tardi. Una volta individuato, l’uomo (già noto alle forze dell’ordine per crimini di tipo sessuale) è stato denunciato all’autorità giudiziaria e messo in condizione di non nuocere alla tredicenne.

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