èStoria a quota 30mila nel 2013 temi più forti

Il Festival ha chiuso a Gorizia con Hack, Boncinelli e Mancuso
Di Pietro Spirito
Hand Reaching Toward the Earth --- Image by © Mike Agliolo/Corbis
Hand Reaching Toward the Earth --- Image by © Mike Agliolo/Corbis

GORIZIA. A dimostrazione che la storia si riflette sempre sul presente e rimanda a un futuro più o meno profetico, l’ottava edizione di èStoria - dedicata appunto ai “Profeti” - si è chiusa ieri con un minuto di silenzio prima di ogni incontro per commemorare la giovane Melissa morta dell’orribile attentato di Brindisi e le vittime del sisma dell’Emilia. Due episodi di cronaca che hanno fatto irruzione nella manifestazione trovando un riscontro in tempo reale in termini di commenti e riflessioni da parte degli storici scrittori, intellettuali presenti nel Villaggio della storia allestito ai Giardini pubblici di Gorizia. «Del resto giocare di riflesso tra attualità e storia, tra presente e passato è proprio lo scopo principale di èStoria», ha detto Adriano Ossola, padre della manifestazione assieme al fratello Federico. E il pubblico - non meno di 30mila presenze secondo le prime stime - non si è tirato indietro, partecipando con passione e a volte con veemenza agli incontri, tutti di alto livello. Ringraziando gli ospiti partecipanti e in particolare Vittorio Sgarbi - che lo ha bonariamente preso in giro per tutta la sua conferenza-show sull’arte profetica - Adriano Ossola parla di «un’edizione di assestamento», annuncia che il prossimo anno si tornerà ad affrontare temi «più forti e conflittuali e meno spirituali» e promette di avviare la programmazione 2013 da subito, forte del giovane staff che lavora dietro le quinte: Karol Plessini, Dalia Vodice, Paola Chiopris ed Enrico Vinti. «Sull’onda del grande favore riscontrato quest’anno - aggiunge Ossola - potenzieremo le passeggiate storiche e le gite con èStoria bus, continueremo con le matinée della colazione con la storia a cura di Giorgio dall’Arti e con le dirette in streaming; riuscito anche l’esperimento di anticipare di un giorno l’inaugurazione del festival, di coinvolgere il Teatro Verdi e di proporre incontri anche a tarda sera».

Filo dominante dell’ultima giornata di èStoria il tema - del resto affrontato a più riprese durante i tre giorni di incontri -, i rapporti tra scienza e fede, tra conoscenza e religione. Ne ha parlato Margherita Hack, che ha appena dato alle stampe il libro “Nove vite come i gatti” (Rizzoli, pagg. 140, euro 16), scritto con Federico Taddia, che ha rievocato assieme a Sylvia Coyaud e Silvia Ronchey la figura di Ipazia, donna scienziata e ribelle vittima del fanatismo religioso.

E di fede e scienza hanno parlato Edoardo Boncinelli e Vito Mancuso, coordinati dal giornalista scientifico Fabio Pagan, in un confronto serrato e a lungo applaudito. Tema quanto mai attuale quello dell’interrogarsi sui fondamenti di quella che un tempo si chiamava flosofia naturale, e filo rosso che attraversa la storia del pensiero almeno da Galileo ai nostri giorni in una dialettica che non riesce ancora a trovare un punto di sintesi. E se il pensiero di Boncinelli si può riassumere con il titolo del suo ultimo libro “La scienza non ha bisogno di Dio” (Rizzoli), quello di Vito Mancuso, definito “teologo fuori dalle mura” e autore di “Obbedienza e libertà” (Fazi), va nella direzione, come ha detto egli stesso, «di un ricongiungimento tra scienza e fede, un bisogno di unificazione della mente che sento molto diffuso tra le persone». Ancora, se per Boncinelli - scienziato ma anche filosofo - la questione del rapporto tra fede e scienza tira in ballo l’idea di libertà, per Mancuso separare la scienza dalla fede in «due diversi magisteri è una distinzione utile ma non conclusiva: la teologia non può non misurarsi con la scienza, che a sua volta può avere stimoli dal confronto con una dimensione umanistica: credo nella progressione dell’Universo verso la comprensione di se stesso e credo che nostro compito sia trovare un equilibrio tra un principio ordinativo e un principio di casualità». Il punto è, ha aggiunto Boncinelli, che anche la scienza ha ancora molto da fare: «Per esempio sull’anima: la scienza non ha la più pallida idea di cosa sia». E poi c’è scienza e scienza, visto che Boncinelli - per tre anni direttore della Sissa di Trieste - ha trovato modo di polemizzare a distanza con i fisici teorici di Opicina e Miramare: «I fisici di Trieste - ha detto - sono particolari: stare lassù, così lontani dal resto d’Italia, gli ha rarefatto il cervello».

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