«Le nostre buone ragioni? Il futuro della rete»
Nulla è perduto. Di certo non l’onore. E forse neanche il resto. Pur in un quadro di forte allarmismo c’è chi - sedendo su una seggiola dal forte significato simbolico, in rappresentanza ideale e non solo del “Sistema Trieste” - prova a invertire i pensieri dal polo negativo al polo positivo, come si trattasse di un esperimento di fisica. «Secondo me, prima di parlare di rischi, dobbiamo continuare a parlare di possibilità. Abbiamo una rete formidabile di realtà scientifiche, in questa città. Sviluppiamola, sfruttiamola. È un baluardo, in questi tempi di crisi». Parola di Andrea Vacchi, nei panni di presidente della Fit, la Fondazione internazionale Trieste per il Progresso e la libertà delle scienze, di cui fanno parte, fra gli altri, i massimi esponenti di Università, Centro di fisica teorica, Collegio del Mondo unito, Area e Sincrotrone.
Vacchi però è anche un dirigente dell’Infn di Trieste, di cui è stato direttore. E non può rilevare come le scelte, pur non ancora definitive, del Governo stridano col sentire suo e dei suoi colleghi: «Premetto che se noi non avessimo la speranza che non può finire così, saremmo già ricorsi a metodi molto più drastici per rendere esplicita la nostra contrarietà. Siamo convinti che le ragioni che siamo in grado di addurre siano molto spendibili. Detto questo, l’eccellenza dell’Infn è stata raggiunta nel tempo, con gran fatica, nonostante negli ultimi dieci anni ci si sia peraltro trovati costretti a contenere le conseguenze dei tagli striscianti. Ora però, se certi dati venissero confermati, diventerebbe tutto più difficile».
Si fa ancora più diretta e cruda, a questo proposito, l’attuale direttrice dell’Infn di Trieste, Silvia Dalla Torre: «Provvedimenti drastici di riduzione delle risorse marginalizzeranno i nostri ricercatori, fino ad oggi competitivi sul piano mondiale, distruggendo l’eccellenza che li contraddistingue. Domani, ricostruire sulle macerie, se mai possibile, può costare decenni».(pi.ra.)
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