Romoli apre a Fontanini: «Città anche friulana»

Dibattito in punta di fioretto nel parco della Prefettura. Il sindaco evidenzia l’essenza friulana del capoluogo. Che sia un “no” all’area Vasta con Trieste?
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia 05.08.2012 Friulani nel mondo - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 05.08.2012 Friulani nel mondo - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

«Gorizia è una città friulana». Poi, la correzione: «Gorizia è una città anche friulana». Ma è una sfumatura. Fosse per Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, la provincia isontina dovrebbe entrare nell’orbita friulana. Immediatamente. Senza se e senza ma. È una questione di radici, assonanze, parentele.

L’ha chiarito, una volta di più, ieri mattina durante la cerimonia ufficiale della IX Convention annuale dei friulani nel mondo, svoltasi nell’incantevole parco della Prefettura. Per rinforzare il concetto, ha scelto di parlare in marilenghe. «Qui siamo in Friuli. E il Friuli viene prima dell’amministrazione italiana e anche di quella veneziana - la sua sentenza -. Questa regione deve difendere la propria specialità e può farlo solamente difendendo la sua identità. Mai dobbiamo dimenticarci di essere friulani». Chiaro il riferimento alla riconfigurazione delle Province: non è un mistero che Fontanini punti alla grande Provincia del Friuli in cui dovranno confluire gli enti intermedi di Udine, Pordenone e Gorizia. Resta fuori da questo schema Trieste per la quale il futuro proposto è quello di città metropolitana con estensione fino a Monfalcone.

E Romoli? Come ha reagito? Il suo intervento è stato politicamente molto rilevante. Perché, di fatto, ha distrutto la convinzione che Gorizia debba per forza “andare con Trieste”: via, peraltro, che molti considerano scontata vista la decisione di smantellare l’Azienda sanitaria isontina e dare vita all’Area vasta giuliano-isontina. «Ringrazio i partecipanti e gli organizzatori di questo appuntamento: appuntamento - le parole del primo cittadino - che ha avuto il merito di far conoscere a Gorizia la sua friulanità. L’essenza friulana è una delle più importanti, se non la più importante. Intendiamoci: anche la giulianità è presente ma non è l’unica. Concetti che voglio esprimere non a caso oggi: nel momento in cui si pensa a nuove forme istituzionali e riassetti territoriali».

È un po’ azzardato dire che Romoli abbia sposato la linea-Fontanini. Piuttosto, le frasi del sindaco somigliano più ad una rivendicazione: decidiamo noi con chi stare e non diamo per scontato che Gorizia sia una città giuliana.

A quel punto, era attesa la replica di Enrico Gherghetta, presidente di una Provincia ormai sotto assedio. Ma lui non ha affrontato direttamente l’argomento, non ha alzato barricate ma è bastata una frase («Gorizia è unica, la sua provincia è unica») per dire che il nostro territorio non è friulano, nè giuliano, è... altro. E l’altro va salvaguardato. «Qui vivono genti friulane, triestine e slovene che fanno comunità», ha aggiunto.

La cerimonia è stata introdotta dal presidente dell’ente Friuli nel mondo Pietro Pittaro che ha dato la parola anche alla padrona di casa, il prefetto Maria Augusta Marrosu. «Vi riconosco come gli ambasciatori del Friuli e dell’Italia nel mondo. La vostra proverbiale laboriosità ha smontato l’odioso clichè della mafia e degli spaghetti con cui ingiustamente e troppe volte viene identificata la nostra gente». Il prefetto ha chiuso con un applauditissimo “Mandi”.

L’appuntamento si è chiuso con gli interventi dell’assessore regionale Roberto Molinaro, del consigliere provinciale di Pordenone Giuseppe Bressa e del già presidente (e anima indiscussa) dell’ente Friuli nel mondo Mario Toros.

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