L’appello del vescovo di Gorizia: pochi preti, fatevi avanti

GRADO. «Se qualcuno di voi ha la vocazione per diventare vescovo si faccia avanti». Lo ha detto l’arcivescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli, che ieri, per la prima volta, ha fatto visita ufficiale a Grado, riprendendo un fatto accadutogli alcuni anni fa, quando un ragazzo si era presentato per dirgli: “Voglio diventare vescovo”. È stato l’incipit – chiaro il riferimento alla crisi di vocazioni che si registra ovunque - per invitare i ragazzi e le ragazze della cresima, che sentissero la vocazione, a presentarsi. Saranno ovviamente accolti a braccia aperte.
La crisi vocazionale è tangibile anche a Grado. Per una popolazione che d’inverno è di qualche centinaio superiore agli 8mila ma d’estate può raggiungere punte di 80mila presenze, ci sono solo l’arciprete, monsignor Armando Zorzin, e un cooperatore parrocchiale, don Nadir Pigato. All’esigenza i due sacerdoti devono anche recarsi a operare nella chiesa di Fossalon.
È stato molto apprezzato il fatto che per l’omelia l’arcivescovo si sia recato davanti ai ragazzi per tenere un intervento a braccio, sintetico, ma significativo. Al di là delle vocazioni ha parlato delle promesse che tutti fanno e che possono anche restare solo sulla carta, nelle parole, negli sms, ma che possono, e spesso accade, non venir mantenute. «Ma c’è qualcuno che ha sempre mantenuto le promesse: il Signore. Oggi – ha proseguito l’arcivescovo rivolgendosi ai 38 cresimandi (la sera prima ne aveva cresimati altri 14 a Fossalon) - il Signore vi promette che lo Spirito Santo sarà sempre con voi. Ma anche la comunità deve promettere di accompagnare questi giovani». Basilica affollata per la prima visita dell’arcivescovo. Messa solenne con un intervento iniziale della Corale Santa Cecilia e poi quello del “Gruppo delle 11.30”. Il benvenuto all’arcivescovo è stato rivolto dall’arciprete monsignor Armando Zorzin, che ha ricordato come i fedeli frequentino la basilica gradese da oltre 14 secoli. «Una vetusta costruzione – ha detto - che ha bisogno di costante manutenzione ordinaria e straordinaria, così come anche la nostra comunità cristiana necessita oggi di riascoltare l’annuncio evangelico, riflettere sul senso della vita e liberamente scegliere di accogliere la proposta cristiana». Un saluto all’arcivescovo è stato portato dal sindaco Edoardo Maricchio (con lui anche il vice sindaco, Gianni Di Mercurio), che ha ricordato come in passato Grado abbia saputo traghettare i popoli e che anche in questo periodo si trova in mezzo alle trasformazioni cercando di mediare fra tradizione e innovazione.
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