Travanut segretario del Pd fino al congresso d’autunno

TRIESTE. Renzo Travanut segretario già venerdì sera? Molto probabile, si sussurra in casa democratica. Non sembrano esserci del resto troppe alternative. Ci fossero, sarebbe una sorpresa. Il partito si riunisce domani in assemblea regionale, conferma il presidente Tarcisio Barbo, per prendere atto delle dimissioni di Debora Serracchiani e decidere il successore. Una soluzione a tempo nell’attesa del congresso in programma a ottobre, quando si faranno i giochi, quelli veri, per i prossimi anni.
C’è chi parla, alla vigilia dell’assemblea, di possibile direttorio a più teste, ma l’ipotesi più gettonata è la soluzione Travanut, che emerge nel silenzio di questi giorni senza che ci sia bisogno, in realtà, di mantenere chissà quali segreti. È un periodo di luna di miele prolungata. Il Pd ha guidato il centrosinistra alla maggioranza al Senato in Friuli Venezia Giulia, con conseguente conquista di ben quattro seggi a Palazzo Madama. Due mesi dopo è arrivato il trionfo di Debora Serracchiani e conseguenti 19 poltrone in piazza Oberdan. Di certo, insomma, non ci si scannerà. Non c’è nessun intenzione, né logica, di mettere in difficoltà il partito e la presidente. Non in un momento così in cui quasi tutti hanno incassato per lo sforzo fatto in campagna elettorale. Di qui il percorso più naturale: il passaggio di Travanut da coordinatore a segretario Fvg nominato dall’assemblea.
È il diretto interessato a confermare che sì, lui è a disposizione: «Se me lo chiedono, lo farò». Ma non mancano le condizioni: «Dovrà essere chiaro che si tratta di un servizio a tempo fino al congresso. Sono pronto a dare una mano per preparare quell’appuntamento, perché la passione politica è intatta e non si può negare. Ma certo il partito non potrà investire su di me per più di qualche mese». Questione di età, precisa l’ex presidente della Regione (classe 1946), e di passato: «Non è serio per un Pd che intenda rinnovarsi ipotizzare che io possa essere il segretario di un nuovo corso».
Un segretario a tempo, dunque. Questo è quello che imporrà Travanut, prima di accettare, nell’immediato dopo Serracchiani. Un passaggio in ogni caso inevitabile, quello della sostituzione seppure per pochi mesi, posto che lo statuto del Pd parla chiaro: il ruolo è incompatibile con quello di governatore regionale. Del resto, già da semplice candidata, Serracchiani ha fatto sapere di aver “congelato” la carica in segreteria per dedicarsi in toto alla campagna elettorale. E proprio Renzo Travanut si muove da allora nel ruolo di coordinatore democratico. Quella che emergerà domani sera sarà quindi in qualche modo una decisione nel segno della continuità. La più politicamente indolore. Qualcuno la definisce «balneare», ma senza dare all’aggettivo una valenza polemica. La partita vera per la segreteria si giocherà quando sarà il momento, al congresso d’autunno. E solo allora spunteranno i candidati a un ruolo evidentemente di potere dopo che negli ultimi anni si sono avvicendati Bruno Zvech e Serracchiani.
Sin d’ora si possono immaginare in corsa i parlamentari (da Carlo Pegorer, già segretario dei Ds, al triestino Ettore Rosato, molto vicino alla governatrice) e, chissà, qualche consigliere regionale. Senza trascurare il peso che assumeranno i “renziani” nel caso in cui, dopo l’estate, il sindaco di Firenze scenda decisamente in campo a livello nazionale. A proposito del livello nazionale, si scopre la presa di distanza del segretario Cgil Franco Belci rispetto ad alcune posizioni del segretario del partito Epifani. «Guidare la macchina del Pd è un po’ come scendere senza freni dallo Stelvio – dice Belci –, ci vuole molto coraggio. Con Guglielmo ho un ottimo rapporto e so che ha assunto l’incarico con spirito di servizio. Ma le sue critiche a Sel mi sembrano sbagliate. Al contrario, l’auspicio è che si possano recuperare le ragioni dell’aggregazione della sinistra».
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