«Ateneo di Udine obbligato a una sinergia con Trieste»

Il neorettore dell’Università De Toni: «Nessun rischio per l’autonomia del Friuli L’orizzonte va allargato fuori regione creando una rete con i poli del Nordest»

TRIESTE. Avverte il Friuli: «Sbagliato temere per l’autonomia dell’Università». E apre decisamente, non solo alle sinergie con Trieste, ma pure alla messa in rete degli atenei del Nordest: «Il ministero ci deve credere». Alberto Felice De Toni, neorettore di Udine, non parla in politichese. Diretto, molto, si rivolge alle istituzioni: «La collaborazione noi la facciamo e la vogliamo anzi ampliare. Ma senza incentivi è difficile sposarsi».

Appena eletto ha citato papa Wojtyla e il suo famoso “mi corrigerete”. Le è venuto di getto?

Ho adottato due bambini polacchi e Wojtyla l’ho incontrato anche di persona. Quella frase trasmette grande partecipazione, ascolto. C’è un fatto familiare, ma anche qualcosa in cui credo.

Il prorettore Sechi, candidato, è uscito di scena parlando di un risultato che segna un giudizio negativo sulla gestione uscente. Osservazione corretta?

Credo si tratti della sindrome di Churchill, che fu uno dei più grandi statisti europei, ma non venne riletto. L’Università di Udine ha vissuto un periodo di forte contrazione di risorse, di “lacrime e sangue”. Purtroppo, chi si trova a governare in queste fasi non viene premiato. Pur in assenza di colpe.

La gestione Compagno verrà ricordata come quella del risanamento dei conti o anche per altro?

Il rettore uscente ha ereditato una situazione difficile. Ma ha comunque cercato di qualificare, non solo di contenere.

Quali i punti forti del suo programma?

In Italia, dei 61 atenei statali, ce ne sono 10 che non offrono corsi di dottorato. Contrastando la deriva nazionale che punta sulle grandi strutture, il nostro futuro si dovrà fondare sulla ricerca. Dobbiamo garantire tutti i tre livelli di formazione, cercando di aumentare il numero delle borse di dottorato. Dovrà poi restare centrale l’attenzione alla didattica, canale attraverso cui i gruppi di ricerca attingono alle risorse umane. Terzo punto il tema dell’internazionalizzazione e del plurilinguismo.

Come essere più attrattivi verso l’estero?

Innanzitutto con le magistrali in inglese. E poi guardiamo alla Cina: abbiamo già un centinaio di allievi cinesi ai quali insegniamo anche l’italiano. Sloveno e tedesco sono altri valori consolidati su cui puntiamo.

Ha notato sperequazioni in questi anni tra Udine e Trieste?

È un problema nazionale. Siamo legati a una vecchia fotografia per cui noi siamo sottofinanziati sulla base di un errato conteggio degli studenti. Non sono geloso dei soldi di Trieste, troverei però corretto che il nostro ateneo beneficiasse secondo i meriti. Compagno e Peroni hanno fatto pure un accordo per contenere le disparità almeno a livello regionale.

La legge Rosolen: un testo che la convince?

Tutte le leggi sono migliorabili. C’è in ogni caso già un protocollo di intesa Udine-Trieste da riempire. Lo spirito di collaborazione non manca.

In Friuli qualcuno punta i piedi: con un rettore originario di Padova ci sono timori per l’autonomia.

L’autonomia la si qualifica nel confronto. Possiamo solo avere sinergie, non ci sono alternative. Ho ottimi rapporti anche con Padova, Verona, Trento. Mi piacerebbe dar vita ad una rete con gli atenei del Nordest. Siamo un territorio che meriterebbe un progetto pilota del ministero.

Prima cosa cancellare i doppioni?

Il vero nodo è l’assenza di mobilità. Basta una minima differenza di stipendio tra due docenti associati per impedire qualsiasi scambio tra Università.

Cosa propone per una maggiore integrazione con Trieste?

Le collaborazioni in piedi vanno ribadite. I gruppi di lavoro rafforzati. E sinergie si possono ipotizzare anche con la Sissa. Ma ci sposa o per amore o per dote. Se l’amore è poco è manca la dote, è difficile fare matrimoni.

Che cosa intende?

Le collaborazioni vanno incentivate. E invece, quando concretizziamo una laurea assieme, il ministero non ci dà un euro.

Un auspicio per il voto a Trieste?

Vinca il migliore.

Dopo Strassoldo e Honsell, un altro rettore, Peroni, in politica. Come mai?

A Padova non è mai capitato. Molto incidono le scelte personali.

Ambizione?

La politica è la cosa più difficile. Non invidio i colleghi.

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