Medici, 11 triestini hanno trovato lavoro in varie città slovene

Incontro a Lubiana tra gli ordini per rafforzare l’intesa Pandullo: «Oltreconfine una forte richiesta di specialisti»
Di Fabio Dorigo

La figura del medico transfrontaliero è in crescita. E non parla sloveno ma italiano. In undici casi, triestino. Nessun cervello in fuga. «Le paghe ormai si equivalgono abbastanza. Quelle della Slovenia sono solo leggermente più basse» spiega Claudio Pandullo, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Trieste. Il fenomeno è stato oggetto di un incontro tenutosi nei giorni scorsi a Lubiana tra l’Ordine dei medici della provincia di Trieste e l'omologo Istituto sloveno, con l'obiettivo di potenziare gli accordi in essere sui temi transfrontalieri. «Sono 11 i medici triestini che operano anche in Slovenia (1 a Nova Gorica, 2 a Isola, 3 a Lubiana, 1 a Bled, 1 a Valdoltra Ancarano, 1 a Capodistria) – ha spiegato il presidente dell'Omceo, Pandullo - e nel tempo vi sono stati casi di medici sloveni che hanno scelto di operare nella Venezia Giulia. Si tratta di un fenomeno in aumento, legato alla sempre maggiore integrazione tra Italia e Slovenia nella zona confinaria, anche in ambito sanitario». Alcuni hanno un’attività di consulenza, altri prettamente ambulatoriale, come quella oculistica. «È una realtà che sta prendendo piede. In Slovenia c’è una carenza di medici, soprattutto specialistici. Si sta assistendo a un’immigrazione di medici dalla Romania e dalla Bulgaria o persino dalla Croazia. Un fenomeno che loro non vedono di buon occhio. E quindi c’è una richiesta di specialisti dall’Italia. Non che qui da noi non ci sia lavoro, solo che spesso offrono delle opportunità interessanti. Inoltre la vita in Slovenia è meno cara» spiega Pandullo che su questo si è confrontato nell’incontro con il presidente dell'Ordine dei medici sloveno, Andrej Možina, eletto di recente. «Diversi medici italiani lavorano a Isola dove esiste una Casa della salute che ricalca il modello di nostri Distretti sanitari. Una specie di poliambulatorio. Gli specialisti servono e quelli italiani sono tra i migliori» aggiunge Pandullo.

L'obiettivo dell'Ordine dei medici di Trieste è quello di potenziare il rapporto di collaborazione attivato in passato con la Slovenia. «Posiamo già su solide basi – spiega Pandullo – i crediti Ecm per la formazione dei medici sono riconosciuti da entrambi i Paesi, e soprattutto si condivide il codice deontologico. Quest'ultimo elemento è centrale per avere certezza di pari gestione e trattamento nel rapporto medico-paziente in un territorio a cavallo del confine». L’Ordine dei medici vede bene il fenomeno il fenomeno dei medici transfrontalieri. «È la dimostrazione che le scuole mediche triestini e italiani sono eccellenti. Ben venga questo scambio. Loro del resto sono contenti di potersi avvalere di specialisti italiani» prosegue il presidente dell’Ordine.

Un passaggio che va di pari passo con lo sviluppo di una sanità trasfrontaliera che già vede in prima linea gli ospedali di Isola e Trieste e quelli di Gorizia e Nova Gorica che distano solo qualche centinaio di metri. «Ci sono molte collaborazioni da attivare in questo senso a vantaggio dei pazienti» aggiunge il presidente dell’Ordine dei medici di Trieste. Per costruire una vera e propria medicina transfrontaliera, sono stati avviati ulteriori progetti, che passano attraverso la strategia del confronto diretto tra specialisti. A ottobre si organizzerà un incontro tecnico tra medici triestini e sloveni sul tema della pediatria e nella primavera del prossimo anno si discuterà invece di best practice in ginecologia. Il primo soggetto ad essere coinvolto sarà l'Irccs Burlo Garofolo di Trieste: presente all'incontro a Lubiana, infatti, il direttore generale del Burlo, Mauro Melato, che nel corso del suo mandato di presidente dell'Ordine dei Medici di Trieste aveva avviato il primo accordo transfrontaliero con l'omologo ente sloveno.

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