All’interno del Cara di Gradisca c’è anche la moschea

I richiedenti asilo politico ospiti della struttura attualmente sono 153. Tre giorni di festa in occasione della Giornata del rifugiato
Di Luigi Murciano

GRADISCA. Meno di uno su due ce la fa a ottenere una forma di protezione. E quand'anche ce la facesse, in Italia i posti per essere inseriti nello Sprar – il sistema di protezione per richiedenti asili e rifugiati – coprono appena un quarto del fabbisogno reale. È questa la realta dei Cara, l'altra faccia delle strutture per migranti del nostro Paese.

Se nei Cie sono trattenute solo persone in attesa di espulsione, in questi centri vive chi sul nostro territorio ha diritto di rimanerci. Perlomeno sino al responso della Commissione territoriale sulla domanda di asilo politico. Una persona può restarvi pochi giorni oppure anni: il tempo medio di permanenza è di 160 giorni. Quello di Gradisca è il Cie più settentrionale d'Italia.

E ieri il Piccolo l'ha visitato, in occasione della conferenza stampa di presentazione delle iniziative congiunte che Provincia (che dello Sprar è responsabile), Comune, Caritas, ente gestore Connecting People e associazioni di volontariato hanno predisposto per la Giornata mondiale del rifugiato. Tre giorni per fare luce su questa realtà così vicina alla porta di casa nostra, eppure così poco conosciuta. Giovedì sono in programma tornei di calcio (alle 10) e volley (alle 15), uno stand gastronomico multietnico (dalle 18), e un concerto (20.30) il tutto allo stadio “Colaussi”con protagonisti gli ospiti.

Ma il fulcro sarà lo spettacolo “Terra dei Re” a cura di Riccardo Vannuccini ed Elisa Menon, al quale hanno lavorato in queste settimane 23 ospiti – fra cui due donne musulmane – del Cara. L'appuntamento è per venerdì alle 21 nella corte del municipio di Gradisca. Hanno presentato le iniziative della Giornata mondiale del rifugiato Bianca Della Pietra, assessore provinciale al welfare, la sua omologa gradiscana Linda Tomasinsig, Valentina – una volontaria della Caritas – l'attrice e responsabile del progetto teatrale Elisa Menon e Ferdinando Firenze, direttore della struttura. «Bisogna migliorare i servizi e il rapporto con il mondo esterno, perchè il rifugiato è un'opportunità e troppe volte invece il nostro sistema gli causa mancata integrazione se non proprio la violazione dei suoi diritti. Insomma, le risorse non bastano mai e vanno spese meglio», l'appello di quest'ultimo.

A Gradisca ci provano. Vari enti si sono messi in rete e oggi per gli asilanti esiste un centro diurno per lo studio dell'italiano l'orientamento legale e professionale, ma anche un doposcuola multiculturale, la possibilità di lavorare come giardinieri volontari inl Comune.

A Gradisca il Cara conta 138 posti, che possono diventare 160 in caso di necessità: oggi gli ospiti del centro sono infatti 153, fra cui appena 6 donne e 8 minori, alcuni dei quali frequentano le scuole gradiscane. L'ultimo arrivato è un bimbo turco: è nato all'interno della struttura, e si chiama Carlo – raccontano – perchè la madre lo ha voluto chiamare con il nome di un operatore particolarmente umano.

Uomini e donne vivono separati, ma esistono stanze per nuclei familiari, una ludoteca, una moschea, sale per lezioni di italiano e presto musica, sportelli per l'assistenza legale, ambulatori attivi h24, mediazione culturale. A Gradisca le nazionalità più rappresentate sono quelle afghana, pakistana e iraniana.

Nel 2012, l’Italia ha avuto 15.715 richieste d’asilo, in forte calo rispetto al 2011 (37.350). Sono state prese 22.160 decisioni (incluse quelle su casi pendenti): 8.260 persone (pari al 37,3%) hanno ottenuto una forma di protezione; 13.900 richiedenti asilo hanno ottenuto il diniego.

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