Non si placa la guerra “nascosta” delle frequenze tv

TRIESTE. Tra Italia e Croazia i rapporti sono più che ottimi, suggellati dall’adesione di Zagabria all’Unione europea dall’1 luglio scorso. C’è però ancora una “macchiolina” che non è stata mai cancellata. Se ne è parlato a quasi ogni summit bilaterale, grande volontà dei politici di risolvere il tutto ma poi, quando le carte passano ai tecnici, tutto inevitabilmente si arena. Motivo del contendere? Le frequenze televisive. Dopo la digitalizzazione del sistema radio-televisivo italiano gli utenti croati della Dalmazia e delle isole praticamente non riescono a collegarsi più con le frequenze della tv nazionale, la Rtv Hrvatska. E questo perché l’Italia, a detta di Zagabria, distribuendo le frequenze sul proprio territorio all’epoca della digitalizzazione avrebbe occupato frequenze croate.
Le ultime misurazioni tecniche da parte della Croazia sono state effettuate lo scorso anno. Immediatamente dopo è partita la “denuncia” (la 596esima) alle autorità internazionali delle telecomunicazioni e, ovviamente, all’Italia. Risultato? Zero. Il governo Milanovi„ è informato del problema ma non sembra intenzionato a pigiare sul piede dell’acceleratore della mediazione bilaterale. La Croazia, comunque, è in buona compagnia visto che le stesse lamentele nei confronti di Roma sono state elevate anche da Albania, Montenegro, Slovenia, Svizzera e Francia.
La Croazia potrebbe porre il problema a livello europeo chiedendo una regolamentazione di segnali e frequenze, ma sembra che il governo Milanovi„ non abbia alcuna intenzione di “avvelenare” i rapporti con l’Italia le cui banche controllano la maggior parte del credito in Croazia e, a loro volta, oggetto di critiche perché propense a esportare capitale all’estero piuttosto che investirlo in Croazia. Potrebbe sembrare un’altra storia, ma purtroppo per Zagabria, non è così.
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