A Doberdò catturato (e poi rilasciato) Pepe: è il quinto sciacallo dorato dotato di collare satellitare e radio

DOBERDO' Nella notte di domenica 20 dicembre nei pressi di Doberdò del Lago, i ricercatori dell’Università di Udine hanno catturato Pepe, uno sciacallo dorato (Canis aureus) maschio di circa due anni di età e del peso di 13,1 chili. Dopo averne verificato lo stato di salute e aver eseguito gli esami fisiologici, i rilievi biometrici e le analisi genetiche, si è proceduto all’apposizione del radiocollare e quindi alla liberazione.
Pepe è, dall’aprile 2019, il quinto sciacallo monitorato attraverso collari satellitari e radio dai ricercatori e tecnici dell’Ateneo friulano. «I dati raccolti mediante telemetria satellitare – spiega Stefano Filacorda, del Dipartimento di Scienza agroalimentari, ambientali e animali e responsabile per l’Università di Udine dei progetti sulla fauna selvatica - saranno di grande utilità nell’acquisizione di ulteriori informazioni in merito all’ecologia spaziale e nutrizionale di questa specie, oltre a capire quali sono gli spostamenti compiuti dall’animale in relazione all’alta mortalità stradale, in particolare in un’area antropizzata come quella del carso Goriziano. Questi studi si svolgono in un contesto di collaborazione internazionale con Paesi in cui la specie è presente e studiata, ovvero Slovenia, Ungheria, Serbia e Austria».
A mezzanotte e 10 del 20 dicembre, Pepe, frequentando il sito, ha attivato la trappola e i dispositivi di allarme, facendo sopraggiungere tempestivamente il team di ricerca nell’area. Una volta giunti sul posto il medico veterinario ha sedato e messo in sicurezza l’animale per poi procedere al monitoraggio dei parametri vitali e dello stato di salute durante tutto l’arco dell’operazione. È stato inoltre eseguito un prelievo di sangue per valutare lo stato di salute del soggetto e, per esteso, della popolazione, grazie alla collaborazione sinergica tra Università e Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Successivamente, si è proceduto all’apposizione del radiocollare, al prelievo del pelo per le analisi genetiche e fisiologiche nonché ai rilievi biometrici. L’animale, una volta ristabilitosi, è stato liberato.
«La trappola a cassa in legno a chiusura automatica – precisa Filacorda - si è rivelata utile e funzionale alla cattura dello sciacallo. Si tratta della prima cattura realizzata avvalendosi di questo metodo su tutto il territorio nazionale e nei confronti di questa specie».
All’operazione, coordinata da Stefano Filacorda, hanno partecipato Stefano Pesaro (medico veterinario), Andrea Madinelli (tecnico), Lorenzo Frangini (assegnista di ricerca) e Marcello Franchini (dottorando di ricerca), con il supporto di Saimon Ferfolja (tecnico faunista) e di Giacomo Bondi, tesista magistrale dell’Università di Bologna.
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