A letto in 50mila: il virus influenzale colpisce i bambini

ROMA. Con i primi freddi, le luci di Natale e i panettoni nei supermercati, è arrivato come ogni anno il virus dell’influenza, pronto a colpire soprattutto i più piccoli. Nell’ultima settimana sono già più di 50mila i casi di sindrome influenzale registrati dalla rete di sorveglianza Influnet, con una frequenza tripla nella fascia tra 0 e 4 anni rispetto alla media. L’ultimo bollettino settimanale della rete di rilevamento ha registrato una media di 0,83 casi per mille assistiti, che sale però a 2,59 tra i più piccoli: «Sarà così fino alla fine dell’epidemia - avverte Alberto Ugazio, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip) - i bambini sono i più colpiti dal virus perchè si incontrano e vengono a contatto fisico molto più spesso rispetto agli adulti. Purtroppo sono loro il veicolo preferito dai virus, e lo trasmettono poi ai pazienti a rischio come i nonni oppure eventuali fratellini con patologie croniche che non hanno fatto il vaccino». Dall’inizio della sorveglianza, circa un mese fa, sono 178mila i casi segnalati, in linea con le cifre delle epidemie degli ultimi anni. Come sempre succede all’inizio dell’epidemia la maggior parte dei casi riguarda i cosiddetti “virus parainfluenzali”, cioè quelli che danno sintomi simili all’influenza ma non fanno parte dei ceppi isolati e colpiti dal vaccino. Secondo il centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) le sindromi influenzali sono ormai presenti in tutti e 27 i paesi comunitari, ma l’analisi di 416 campioni “sentinella” ha rivelato che solo il 3% dei casi è riconducibile ai ceppi influenzali veri e propri. «Per fortuna i bambini, insieme ai giovani adulti, sono tra i soggetti che hanno rischi minori di complicanze gravi - sottolinea Ugazio, che è anche direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma - nonostante questo però si continua ad affrontarla in modo sbagliato». Tra i primi comportamenti da evitare c’è l’uso ingiustificato degli antibiotici, che porta poi alla nascita di ceppi di batteri resistenti ai farmaci che vedono l’Italia ai primi posti in Europa: «Almeno per i primi tre giorni l’uso di questi farmaci è sbagliato, basta un antipiretico se c’è febbre alta - spiega l’esperto - solo se persiste bisogna rivolgersi al pediatra per farselo prescrivere».
Intanto una nuova ricerca condotta dal Friedrich-Loeffler-Institute e dalla compagnia farmaceutica CureVac in Germania ha creato un nuoco tipo di vaccino per l’influenza. Il vaccino - come descritto dal team di studiosi in un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Biotechnology” - si basa sull’utilizzo dell’Rna messagero invece di svilupparsi e crescere sulle uova di pollo embrionali coltivate: ciò vuol dire che per creare e preparare il vaccino all’uso non sono necessari più mesi ma bastano poche settimane. Lo studio intitolato “Protective efficacy of in vitro synthesized, specific mRna vaccines against influenza A virus infection” sfrutta l’mRna, tipo di molecola di Rna avente la funzione di trasportare informazioni genetiche dal Dna al ribosoma che induce le cellule a produrre proteine. L’introduzione di mRna programmato per influenzare particolari proteine in un animale o in una persona riesce a provocare una risposta immunitaria prevedibile.
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