A Ronchi in estinzione le gallerie d’arte

Resiste solo il “Caffè Trieste”. Una lunga tradizione culturale che ha caratterizzato la storia cittadina
Bonaventura Monfalcone-29.12.2011 Negozi di Ronchi-Riapertura Bar 33-Ronchi-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-29.12.2011 Negozi di Ronchi-Riapertura Bar 33-Ronchi-foto di Katia Bonaventura

RONCHI DEI LEGIONARI. L’ultima a chiudere i battenti, dopo aver ripreso da poco più di un anno la sua attività, è stata quella del “Bar 33”. Oggi, all’appello, resiste solamente quella del “Caffè Trieste”. Alla quale si aggiunge lo studio del pittore Renzo Moreu in via San Lorenzo. Ronchi dei Legionari, nel corso degli anni, ha perso tutte le sue gallerie d’arte di cui era ricca e poteva andar fiera e nelle quali erano nati e si erano sviluppati movimenti artistici ed esponenti la cui notorietà aveva varcato i confini nazionali.

Erano gli anni in cui nascevano gallerie come “La Quercia”, “L’Oblò”, il circolo culturale “Il Cardo”, la galleria allestita all’interno della trattoria “La Ruota” e, appunto, quella del “Bar 33”. Oggi pochi, anzi pochissimi privati si lanciano nell’avventura artistica, mentre, in attesa che venga inaugurata la sala di via Duca d’Aosta, ricavata nella ristrutturata sede del Consorzio di bonifica, le mostre, ovviamente ispirate dal pubblico, vengono allestite a villa Vicentini Miniussi e saltuariamente all’auditorium comunale.

La storia della città è ricca in questo settore. Dopo che nel 1949 un vero e proprio sviluppo delle arti nel nostro territorio fu propiziato dal sindaco di Staranzano, Lucio Corbatto, si arrivò agli anni Sessanta, quando riprese l’entusiasmo che si accese nella galleria d’arte “La Quercia” di via D’Annunzio. Questo ritrovo, su volontà dei suoi gestori, venne registrato regolarmente nell’albo delle galleria nazionali e trovò posto nei volumi d’arte.

«Qui – racconta Gianni Segatto – s’incrociarono le esperienza di Giuseppe Furlan, Orlando Poian, Germano Masetti e del giovane e intraprendente Valdino Tomasin che, allora ventottenne, si trovava spesso con gli amici pittori per dar vita a un gruppo spontaneo che si arricchì poi della presenza di Stanko Meter, pittore figurativo che diede quel tocco in più al gruppo».

Furono poi gli anni della galleria “L’Oblò” di Lino Zamar, alla quale, negli anni Ottanta, si aggiunse “Il Cardo”, spazio nel quale non solo furono organizzate decine di mostre, ma dove si tennero corsi, conferenze e appuntamenti con esponenti del mondo artistico locale e non. Spazi dei quali non c’è più traccia. “La Quercia” è oggi un ristorante cinese, “L’Oblò” ha fatto spazio a una banca, “Il Cardo” a costruzioni private e “La Ruota” è stata prima negozio di alimentari e oggi più nulla.

«Tutta questa ricchezza – continua Segatto – trovò terreno fertile a Ronchi dei Legionari e in quegli indimenticabili anni numerosi critici e appassionati iniziarono a frequentare assiduamente le sale d’arte nelle quali erano ospitati i pittori più quotati della regione e dove ci si contendeva un calendario quindicinale, che trovava spesso adesioni e conferme da parte degli estimatori. Un passato che sta dando ancora oggi ottimi frutti, ma del quale spesso, purtroppo, non ci si ricorda più». Ora varrebbe la pena colmare questo vuoto. Prima che il fermento artistico sparisca per sempre.

Luca Perrino

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