A scuola si entra anche con il naso che cola: ecco le linee guida su sintomi e tamponi

La giunta Fvg dirama il protocollo dedicato a istituti e servizi per l’infanzia, in vigore da giovedì 15 ottobre. «Così aiutiamo le famiglie» 
Bonaventura Monfalcone-06.10.2020 Tamponi famiglie-Ospedale-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-06.10.2020 Tamponi famiglie-Ospedale-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

TRIESTE. Una revisione dei sintomi per i quali richiedere il tampone, con l’obiettivo di ridurre i disagi per le famiglie. La Regione Fvg ha diramato il nuovo protocollo, in vigore da domani, giovedì 15 ottobre, per la gestione dei casi Covid nelle scuole e nei servizi per l’infanzia, e che interviene anche sui percorsi in caso di sospetta o accertata positività.

Le nuove indicazioni, stilate in accordo con medici e scuole, prevedono che venga fatta richiesta di tampone in presenza di uno di questi sintomi: febbre superiore ai 37,5 gradi in almeno due misurazioni, sintomi respiratori acuti come tosse con difficoltà respiratoria (non legata a fattori del paziente noti) in base alla valutazione del pediatra, vomito e/o diarrea (episodi ripetuti), perdita del gusto e/o perdita dell’olfatto (in assenza di raffreddore), mal di testa intenso.

Non ci sarà tampone in caso di: raffreddore con starnuti e naso che cola, mal di testa lieve, dolori mestruali, dolori articolari, tosse lieve, sintomi legati a patologia chiaramente connessa a infezioni di altra natura (ad esempio: infezioni urinarie, tonsillite da streptococco, infezioni cutanee, varicella o simili) già diagnosticate dal pediatra. Si andrà a scuola dunque in presenza di naso chiuso senza rinorrea (il naso che cola), mal di testa lieve, dolori mestruali, articolari e tosse lieve.

Sulle procedure di “gestione” le novità prevedono, tra le altre, in caso di soggetto positivo al Covid, l’analisi delle persone entrate in contatto con lui nelle 48 ore precedenti. Il contact tracing coinvolgerà anche possibili contatti tra classi e gruppi diversi, incluse ovviamente le attività extrascolastiche. Non necessariamente scatteranno subito le quarantene tra i compagni: la valutazione sarà comunque delle Aziende sanitarie, ma potrebbero essere predisposti degli “isolamenti” per la ricreazione, lo stop alle attività di canto e di strumenti a fiato, l’obbligo di indossare le mascherine anche da seduti e l’invito a limitare i contatti con i familiari fragili.

«Attraverso questo nuovo protocollo – ha spiegato il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga – alleggeriamo il carico sulle famiglie e sul Dipartimento di prevenzione. Ci stiamo muovendo su un difficilissimo equilibrio tra sanità e tenuta economica, per questo serve un confronto serio con il Governo, non avvenuto con l’ultimo Dpcm. Contestiamo, come Regioni, alcune chiusure ed è necessario un ristoro economico per gli imprenditori penalizzati».

L’assessore regionale all’Istruzione, Alessia Rosolen, ha sottolineato come «la chiusura della scuola sarebbe una sconfitta che né Stato né Regioni possono accettare. Stiamo valutando, in futuro e se sarà necessaria, la possibilità di far studiare i ragazzi delle quarte e delle quinte di secondo grado da casa in alcuni giorni della settimana. Questo ci consentirebbe di ridurre il numero degli accessi al trasporto pubblico locale».

Infine il vicepresidente Riccardo Riccardi ha fatto il punto sui test rapidi, in attesa di quelli salivari ancor più determinanti in termini di velocità. «Abbiamo i 5 mila arrivati da Roma (in grado di dare un’autonomia di una/due settimane, ndr) e dedicati alle scuole e ora sono in arrivo i 12.500 della gara Fvg-Veneto. Attendiamo poi di capire quanti ne avremo dei 5 milioni annunciati dalla gestione commissariale nazionale».

Le nuove linee guida sono state accolte con soddisfazione da Andrea Ussai, consigliere regionale M5s: «Le avevo richieste da settembre». Critico invece il segretario regionale del Pd Cristiano Shaurli che denuncia un allentamento delle maglie perché il sistema non è stato predisposto per tempo. 


 

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