A Trieste assalto Centro per l’impiego: ogni giorno in 150 allo sportello

Un serpentone senza fine, che pare destinato a ingrossarsi ogni giorno di più. Alle code che da tempo si formano all'esterno del Centro per l'impiego della Provincia si era in qualche modo abituati: centinaia di persone in fila con la speranza, spesso vana, di trovare lo straccio di un lavoro di qualsiasi tipo, anche a tempo determinato, pure precario. Ma dall'inizio di quest'anno le cose sono cambiate. In peggio s'intende. A confermarlo sono le cifre e le stesse scene che si presentano quotidianamente davanti agli occhi degli addetti allo sportello del lavoro. Fino a qualche mese fa infatti si assisteva di norma a picchi di presenze che coincidevano per lo più con i primi giorni del mese, ma che poi erano via via destinati a scemare. Adesso invece l'afflusso è continuo, costante e sempre più robusto: oltre 150 persone si presentano ogni giorno davanti all'ingresso di Scala dei Cappuccini. Giovani e persone mature, uomini e donne, triestini e stranieri: tutti accumunati dallo stato di disoccupazione e dal miraggio di poter trovare un lavoro, anche per pochi mesi.
In pratica si registrano numeri pressoché raddoppiati rispetto a quanto accadeva negli ultimi anni: il segnale inequivocabile di una crisi economica che sta mordendo sempre di più portando di pari passo a un'emergenza occupazionale che in città ha ormai superato i livelli di guardia.
Chi si mette in coda davanti alla sede del Centro per l'impiego arriva all'alba: i primi infatti si materializzano intorno alle 6.30 del mattino, quasi tre ore prima dell'apertura ufficiale degli sportelli. Questo perché, considerato l'enorme afflusso di persone, il numero di coloro che riescono a presentare in tempo il modulo di iscrizione per poi accedere al colloquio di base è giocoforza limitato: ogni mattina infatti sono circa una settantina i fortunati che riescono a munirsi del prezioso tagliando distribuito all'ingresso e a portare a termine le rispettive pratiche. Gli altri devono tornarsene a casa e riprovare il giorno successivo. «Dobbiamo necessariamente fare in questo modo, proprio per fornire tutti gli strumenti necessari e un servizio di alta qualità a chi cerca un lavoro, oltre a mettere in contatto le competenze specifiche di ognuno con quelle che sono le esigenze occupazionali delle aziende del territorio» fanno sapere i responsabili del Centro per l'impiego.
Il problema è che i conti non tornano: la domanda di lavoro è in questo momento enormemente superiore all'offerta disponibile. E le storie che si possono raccogliere ogni mattina in coda, in mezzo a tante facce scure, lo confermano. «Sono iscritto alle liste di collocamento da anni ma al massimo ho fatto un paio di colloqui che non sono andati a buon fine - racconta Daniele, 30 anni, laureato in Scienze Politiche -. Non so più dove sbattere la testa: è un circolo vizioso dal quale non si esce. Per noi giovani non c'è speranza e tutto questo ti deprime e ti toglie le forze per andare avanti».
Non solo giovani, ma anche persone mature che si sono ritrovate senza lavoro da un giorno all'altro: «Un anno e mezzo fa la mia azienda ha cessato l'attività e io sono rimasta per strada dopo vent'anni di lavoro - spiega Maria Grazia, 49 anni -. Il problema è che non ci sono più prospettive: io ho due figli ventenni, uno studia all'Università e l'altro ha lavorato solo alcuni mesi negli ultimi due anni. Bisogna cambiare l'intero sistema che non va e destinare le risorse esclusivamente all'occupazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro».
Massimo ha 40 anni, ed è sposato con un figlio di pochi mesi: «Ho sempre fatto solo lavori a tempo determinato e con contratti interinali mentre adesso sono disoccupato - ammette -. Non si può più guardare con ottimismo al futuro: l'unica possibilità è quella di vivere giorno per giorno. Fa male però pensare che da una parte ci sono dei politici che prendono dei vitalizi da favola e dall'altra persone che al contrario non riescono ad arrivare a fine mese». Serena, poco più che ventenne, ha già deciso di cambiare vita: «Ho lavorato otto mesi come commessa in un supermercato - racconta -. Adesso però mi rimetterò a studiare per ottenere un diploma e cercare uno sbocco nel campo socio-sanitario: se non andrà a buon fine sono pronta ad andare all'estero, magari in Germania, dove mi dicono sia molto più facile trovare un lavoro».
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