A Trieste assalto Centro per l’impiego: ogni giorno in 150 allo sportello

La fila si forma dalle 6.30 perché solo i primi 70 accedono al colloquio, gli altri devono riprovare la mattina successiva
Foto Bruni 22.01.14 Sportello del lavoro,via capitolina
Foto Bruni 22.01.14 Sportello del lavoro,via capitolina

Un serpentone senza fine, che pare destinato a ingrossarsi ogni giorno di più. Alle code che da tempo si formano all'esterno del Centro per l'impiego della Provincia si era in qualche modo abituati: centinaia di persone in fila con la speranza, spesso vana, di trovare lo straccio di un lavoro di qualsiasi tipo, anche a tempo determinato, pure precario. Ma dall'inizio di quest'anno le cose sono cambiate. In peggio s'intende. A confermarlo sono le cifre e le stesse scene che si presentano quotidianamente davanti agli occhi degli addetti allo sportello del lavoro. Fino a qualche mese fa infatti si assisteva di norma a picchi di presenze che coincidevano per lo più con i primi giorni del mese, ma che poi erano via via destinati a scemare. Adesso invece l'afflusso è continuo, costante e sempre più robusto: oltre 150 persone si presentano ogni giorno davanti all'ingresso di Scala dei Cappuccini. Giovani e persone mature, uomini e donne, triestini e stranieri: tutti accumunati dallo stato di disoccupazione e dal miraggio di poter trovare un lavoro, anche per pochi mesi.

In pratica si registrano numeri pressoché raddoppiati rispetto a quanto accadeva negli ultimi anni: il segnale inequivocabile di una crisi economica che sta mordendo sempre di più portando di pari passo a un'emergenza occupazionale che in città ha ormai superato i livelli di guardia.

Chi si mette in coda davanti alla sede del Centro per l'impiego arriva all'alba: i primi infatti si materializzano intorno alle 6.30 del mattino, quasi tre ore prima dell'apertura ufficiale degli sportelli. Questo perché, considerato l'enorme afflusso di persone, il numero di coloro che riescono a presentare in tempo il modulo di iscrizione per poi accedere al colloquio di base è giocoforza limitato: ogni mattina infatti sono circa una settantina i fortunati che riescono a munirsi del prezioso tagliando distribuito all'ingresso e a portare a termine le rispettive pratiche. Gli altri devono tornarsene a casa e riprovare il giorno successivo. «Dobbiamo necessariamente fare in questo modo, proprio per fornire tutti gli strumenti necessari e un servizio di alta qualità a chi cerca un lavoro, oltre a mettere in contatto le competenze specifiche di ognuno con quelle che sono le esigenze occupazionali delle aziende del territorio» fanno sapere i responsabili del Centro per l'impiego.

Il problema è che i conti non tornano: la domanda di lavoro è in questo momento enormemente superiore all'offerta disponibile. E le storie che si possono raccogliere ogni mattina in coda, in mezzo a tante facce scure, lo confermano. «Sono iscritto alle liste di collocamento da anni ma al massimo ho fatto un paio di colloqui che non sono andati a buon fine - racconta Daniele, 30 anni, laureato in Scienze Politiche -. Non so più dove sbattere la testa: è un circolo vizioso dal quale non si esce. Per noi giovani non c'è speranza e tutto questo ti deprime e ti toglie le forze per andare avanti».

Non solo giovani, ma anche persone mature che si sono ritrovate senza lavoro da un giorno all'altro: «Un anno e mezzo fa la mia azienda ha cessato l'attività e io sono rimasta per strada dopo vent'anni di lavoro - spiega Maria Grazia, 49 anni -. Il problema è che non ci sono più prospettive: io ho due figli ventenni, uno studia all'Università e l'altro ha lavorato solo alcuni mesi negli ultimi due anni. Bisogna cambiare l'intero sistema che non va e destinare le risorse esclusivamente all'occupazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro».

Massimo ha 40 anni, ed è sposato con un figlio di pochi mesi: «Ho sempre fatto solo lavori a tempo determinato e con contratti interinali mentre adesso sono disoccupato - ammette -. Non si può più guardare con ottimismo al futuro: l'unica possibilità è quella di vivere giorno per giorno. Fa male però pensare che da una parte ci sono dei politici che prendono dei vitalizi da favola e dall'altra persone che al contrario non riescono ad arrivare a fine mese». Serena, poco più che ventenne, ha già deciso di cambiare vita: «Ho lavorato otto mesi come commessa in un supermercato - racconta -. Adesso però mi rimetterò a studiare per ottenere un diploma e cercare uno sbocco nel campo socio-sanitario: se non andrà a buon fine sono pronta ad andare all'estero, magari in Germania, dove mi dicono sia molto più facile trovare un lavoro».

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