Addio a Colavitti, una vita fra enti e politica

Era stato ricoverato a Cattinara a causa del Covid-19. Attualmente era vicepresidente di Esatto e revisore di Adriafer
Laura Tonero
Foto BRUNI Trieste 24.02.2021 Donazione Stultus-Museo Revoltella:Vittorio Sgarbi e Giorgio Rossi
Foto BRUNI Trieste 24.02.2021 Donazione Stultus-Museo Revoltella:Vittorio Sgarbi e Giorgio Rossi



Se ne è andato ieri pomeriggio, a 71 anni, Piero Colavitti, uomo dall’intelligenza vivace, ironico, sempre pronto alla battuta. Nato a Monopoli, era innamorato di Trieste dove si era trasferito per lavoro nel 1973. Contagiato dal Covid-19, era stato ricoverato all’ospedale di Cattinara tre settimane fa. Una situazione risultata subito critica, ma che aveva lasciato un filo di speranza ai suoi cari e a tanti amici che in queste settimane aveva continuato a chiamare per tenerli aggiornati sul suo stato di salute.

Poi lo scorso sabato le sue condizioni si sono aggravate, e ieri pomeriggio una telefonata ha avvisato i figli Manuela, Martina e Matteo che il loro papà non c’era più. La notizia ha fatto velocemente il giro della città. Colavitti era molto conosciuto: carattere forte, personalità decisa, sempre sopra le righe, non le mandava di certo a dire e dialogava tanto con la destra – è sempre stato vicino al sindaco Roberto Dipiazza e alla lista civica che lo sostiene – quanto con la sinistra. Commercialista, è stato revisore di diverse società, e anche del Comune di Muggia quando il sindaco era Roberto Dipiazza, oggi era vicepresidente di Esatto e sindaco revisore di Adriafer. La sua carriera professionale era iniziata nel 1968 nella Polizia di Stato, allora Corpo delle guardie di pubblica sicurezza. Nel 1973, dopo aver vinto un concorso del Ministero delle Finanze, aveva assunto un incarico all’Ufficio Iva, per intraprendere più tardi la carriera di libero professionista. Era stato membro del consiglio di amministrazione dell’Università Popolare, e presidente nel 2018 di PromoTrieste.

Ottimo batterista, sfegatato tifoso della Juventus ma anche del suo Monopoli e della Triestina, amava l’arte e nel 2011, a fianco dell’amico di lunga data Vittorio Sgarbi, era stato coordinatore dell’esposizione allestita al Magazzino 26 della Biennale di Venezia, Padiglione Italia-Regione Friuli Venezia Giulia. «Una notizia amara, l’avevo sentito fino a pochi giorni fa – commenta Vittorio Sgarbi –. Se ne è andato un amico e l’elemento chiave dei miei rapporti umani, politici e culturali con Trieste: venire in città non sarà più come prima, sapendo di non trovarlo. Era innamorato di Trieste, e sempre pronto a darmi suggerimenti, a mettermi in contatto con le persone».

Dipiazza e Colavitti si conoscevano da oltre 40 anni. «L’avevo conosciuto quando avevo 20 anni – ricorda commosso il sindaco –, poi mi aveva accompagnato come revisore nel mio mandato come sindaco a Muggia e facendo la rendicontazione per la mia lista nelle campagne elettorali. Piero era un amico a cui volevo un sacco di bene».

«Tanto nella mia vita personale quanto nell’attività della Lista Dipiazza – ricorda l’assessore Giorgio Rossi – quella di Piero è stata una figura molto importante, carismatica. Al di là delle sue capacità professionali, è stato sempre pronto a dare una mano. Era una persona sanguigna, che ha sempre lottato contro le ingiustizie: la città gli deve tanto. Io ho perso un affettuoso amico».

«Per far comprendere il nostro rapporto e quanto la notizia mi addolori – racconta l’assessore Carlo Grilli – ricordo che in queste ultime settimane, mentre lui era ricoverato, io e Giorgio Rossi al mattino bevevamo virtualmente con lui il caffè: insieme lo chiamavamo, e ci facevamo una chiacchierata. Era provato e preoccupato, ma non avremmo mai pensato ad un simile epilogo. Ci mancherà». —



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