Addio a Sergio Davanzo: cantierino, pittore, poeta

Si è arreso all’età di 67 anni. Era malato da tempo. Uomo versatile e generoso ha fatto onore alla sua Panzano. Ha chiesto che le ceneri siano disperse in mare

Per un “capitano nautico e navalmetalmeccanico per hobby” come amava definirsi, il suo ultimo desiderio non poteva che essere: “Le mie ceneri siano disperse in mare”. Sergio Davanzo ha lottato per alcuni anni “senza convinzione contro i tumori che mi hanno aggredito” (aveva postato sul suo blog) e ieri si è arreso all’ospedale di Gorizia.

Aveva 67 anni ed era un mulo de Pansan. Sapremo in futuro se a spremerlo sono state anche quelle fibre maledette che si accaniscono sugli ex cantierini. Com’era stato lui. Diplomato al Nautico di Trieste come capitano di macchina, dopo aver navigato per un po’ entra in cantiere alla fine degli anni Sessanta a ricoprire il ruolo di ispettore dei meccanici di bordo.

Ma Sergio Davanzo era molto altro: poeta, scrittore, fotografo, uomo di mare. Mostre in tutto il mondo, premi prestigiosi. Una profonda raccolta di liriche negli anni Settanta scritta con altri cantierini “Per altri vari”. Della sua arte, lui allievo di uno del calibro di Tranquillo Marangoni, diceva che ha avuto il tempo di sporcare per ben 1200 volte con delle macchie, sì solo delle macchie, tele ed altri materiali.

Fisico possente, eterno cicchino tra le labbra, sguardo fiero, intrigante conversatore Davanzo aveva un merito raro: ci teneva ad essere artista ma conosceva i limiti dell’esserlo. Sicché con entusiasmo si era buttato con altri “malati di altruismo” (Roberto Abram, Carlo Fucile, Ivano Gon) ad organizzare negli anni scorsi le mostre celebrative dei novant’anni dello sport monfalconese targato circolo ricreativo Fincantieri e quella per gli ottant’anni della Svoc. Ieri Abram, Fucile e tanti altri ancora a cominciare dal vicesindaco Omar Greco hanno espresso il loro dolore davanti a una morte purtroppo attesa.

Sergio Davanzo lascia la moglie Erica e il figlio Alberto, la mamma, il fratello, una famiglia numerosa e tanti amici.

Ma il punto è un altro: Panzano e Monfalcone perdono un ambasciatore appassionato, sincero. Di quelli che conoscevano vita morte e miracoli di chi ci sta attorno. Figlio di quel modo di essere che la società di oggi ha calpestato. Bastava dirgli “Sergio facciamo quello, facciamo quell’altro” che era già in azione.

Come artista, al di là della sua autoironia (dote rarissima), ve ben ricordato che ha partecipato anche alla Biennale di Venezia.

Il merito di averlo coinvolto nelle ultime rassegne cultural-sportive monfalconesi va ascritto al suo amico Roberto Abram, al quale quando parlava di Sergio scappava qualche “va bene” di troppo. Ciascuno manifesta l’affetto come può. A te il mare eterno, caro Sergio. (ro.co.)

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