Adriana, una pensionata collezionista di lauree

TRIESTE A contatto con i giovani, tra i banchi dell’università. Finché, corso dopo corso, Adriana Drago, 77 anni portati benissimo, nata a Schio, in provincia di Vicenza, ma a Trieste da metà degli anni ’90, ha raggiunto la settima laurea. Sì, la settima, qualche settimana fa. Tutte rigorosamente in ambito umanistico. Un extraterrestre, verrebbe da pensare. Ma la pluridottoressa non ci pensa nemmeno un attimo a passare per cervellona. Il suo esempio vuole essere solo uno spunto per esortare i giovani, la sua passione, a non arrendersi. «A me stare con loro piace tanto - afferma Drago -, io con loro sto proprio bene». È con loro infatti che ha voluto confrontarsi. Sono stati la sua benzina per rimettersi nuovamente sui libri all’età di 57 anni. I suoi primi studi universitari in realtà risalgono al periodo post liceo durante la rivoluzione del ’68. «Studiavo Lingue e letterature straniere moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore», racconta. Si imbatte poi in un nuovo percorso, ricopre il ruolo di quella che oggi potrebbe essere un’assistente. E in poco tempo riesce a laurearsi pure in Lettere e filosofia. Si sposa, ha una figlia, insegna in un istituto tecnico a Schio per 30 anni. E così allo studio dagli anni ’70 al ’98 non ci pensa più.
«Avevo sempre avuto però il pallino della storia – spiega - e così una volta in pensione mi sono chiesta: che cosa faccio ora? Non potevo rimanere con le mani in mano. Fatalità c’era un professore di Storia qui a Trieste, Enrico Fasana, che era stato in contatto con mia figlia per la sua laurea e così ho iniziato questa avventura», spiega. La prima tesi è sul Kashmir, con tanto di viaggio a Roma all’ambasciata pakistana per documentarsi. Tra le sedi di largo papa Giovanni e via Economo si destreggia bene con i suoi colleghi più giovani. «Non mi hanno mai fatto sentire differente da loro, anzi», ci tiene a sottolineare. «Venivano da me a studiare o ci incontravamo altrove. E poi quello di cui più son contenta – dice - è che per loro ero diventata una sorta di punto di riferimento con cui confidarsi per le proprie questioni famigliari». Lega anche con i professori dell’ateneo triestino, che stima, come Diego Abenante e Kaled Fouad Allam. Dopo i 4 anni di Storia, s’iscrive al Dams, all’epoca con sede nel capoluogo giuliano. Nel 2006 allora decide di studiare Filologia moderna. La sua tesi segue in questo caso un filone shakespeariano. «In tanti mi hanno chiesto come facevo, per me era semplice la risposta: io facevo quello che mi piaceva». È la volta poi di Beni culturali, percorso che si concluderà con un lavoro sul Cristo Deriso di Sodoma, “incontrato” per caso alla Pinacoteca di Brera di Milano. E poi l’ultimo traguardo, Teologia, conclusa con un lavoro su Madre Bakhita e Josemaría Escrivá. E ora? «Niente più esami, ma non mi fermo mica – chiosa – all’università ci andrò comunque, altrimenti che faccio?».
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