«Aiutatemi a finire i lavori di Monte Grisa»

L'8 dicembre il Santuario di Monte Grisa diventerà basilica giubilare e vedrà l’arrivo della statua del vescovo Antonio Santin. Il 22 maggio 2016 si festeggerà il primo mezzo secolo dalla consacrazione del tempio. «Per questi due importanti eventi vorremmo che l’edificio fosse nelle migliori condizioni possibili, perciò chiediamo a tutti coloro che ne hanno la possibilità, di aiutarci, perché Monte Grisa è un simbolo di questa città».
Il rettore del santuario, padre Luigi Moro, ha scelto questa formula ieri pomeriggio per sensibilizzare l’opinione pubblica triestina, vista l’incombente necessità di reperire fondi per completare le opere di ammodernamento e abbellimento già avviate. E ha pure scelto un luogo del tutto inedito per lanciare questo appello, la sede dell’Unione degli istriani, in via Silvio Pellico. «Il tempio è un santuario della Madonna di Fatima – ha spiegato rivolgendosi a una sala gremita - ma è anche il memoriale dell'esodo giuliano dalmata. Ne sono testimonianza le numerose targhe, le sculture, gli altari situati nella parte inferiore della chiesa. Non è un caso che ci sia una targa in pietra che ricorda i nomi dei quattro vescovi istriani di Trieste: Antonio Santin, Raffaele Radossi, Ugo Camozzo e Pietro Doimo Munzani».
«Di quest’ultimo – ha proseguito - conserviamo anche un mezzo busto. Abbiamo inoltre un altare dedicato ai Santi patroni dell’Istria e una statua alla Madonna di Buie». Il rettore di Monte Grisa ha poi ampliato il discorso: «È di estremo rilievo il fatto che, sempre nella parte inferiore della chiesa, ci sia la Croce del Mascherini, realizzata per ricordare i 130mila Caduti di guerra rimasti senza nome». «C’è un intimo e solenne collegamento fra Trieste, l’Istria, gli esuli e il santuario – ha sottolineato il rettore – e noi vorremmo che, in questa occasione, anche l’Unione degli istriani ci aiutasse». Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, dopo aver precisato che «i fondi destinati all'Unione hanno destinazione vincolata, perciò non li possiamo indirizzare come vogliamo ma possono essere utilizzati soltanto per precisi obiettivi culturali, inerenti il nostro Statuto», ha detto che «l’Unione è pronta ad affiancarsi a padre Moro in questo appello. Chiediamo perciò agli industriali, agli imprenditori, ai professionisti triestini di attivarsi, per permettere a padre Moro di portare a termine i lavori e di completare il santuario».
«Il memoriale dell’esodo giuliano-dalmata che caratterizza la parte bassa della chiesa – ha aggiunto Lacota - era stato pensato già negli Anni '50, molto prima che la foiba di Basovizza diventasse monumento». Padre Moro evidenzia che «manca anche la segnaletica che indichi come si arriva a Monte Grisa dalle principali strade di Trieste e la citazione del santuario nei siti turistici della città».
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