Al Cara i migranti rintracciati Scoppia la grana dipendenti

Gli stranieri intercettati fra Gorizia e Cormons al centro di accoglienza di Gradisca I sindacati: «Poca sicurezza per chi lavora e permane il problema degli stipendi»
Bumbaca Gorizia 26.06.2018 Fedriga Gradisca e Cara © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 26.06.2018 Fedriga Gradisca e Cara © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Il Cara di Gradisca è nuovamente sotto pressione. La netta ripresa dei rintracciamenti di migranti provenienti dalla rotta balcanica rischia di mettere ancora a dura prova il centro di accoglienza all’ex Polonio. Si pensi solamente ai tre episodi più eclatanti della settimana: dai 70 migranti individuati a Basovizza, ai 32 stipati in un camper e sorpresi alla barriera del Lisert, passando per la decina di stranieri fermati in prossimità dei binari della ferrovia fra Gorizia e Cormòns. E senza neppure contare la grave situazione di Lampedusa, nel cui hub sono stipati un migliaio di migranti.

Gradisca, con le sue strutture, è destinata a fare la propria parte. Inevitabile – lo lascia intendere anche il prefetto di Gorizia, Massimo Marchesiello – che una quota parte di immigrati trovi ospitalità all’ex Polonio, fra il Cara vero e proprio (che peraltro è già ai limiti della sua capienza da 180 persone) e il “villaggio quarantene”, che si sdoppia all’interno del fu compendio militare fra casette prefabbricate e una tendopoli, per altri 60 posti circa. Il tutto in un contesto particolarmente stressante per gli operatori, dal momento che non pare affatto essere ritornato il sereno fra le rappresentanze sindacali, la Prefettura e le cooperative coinvolte nell’appalto. Prova ne sia la proclamazione di un nuovo stato di agitazione, annunciato proprio in queste ore da Elisa Miani (Fisascat Fvg) e Michele Lampe (Uil-Fpl). «Pare di rivivere gli scenari già visti anni fa – denunciano –. Anzitutto in tema di sicurezza: in quanto struttura ministeriale, pare quasi che l’ex Polonio sia esentata dal rispettare le norme che tutelano l’incolumità dei lavoratori. Dopo mesi dall’inizio dell’appalto i dipendenti sono senza divisa di lavoro e nonostante la grave emergenza-Covid non vi è una fornitura adeguata di Dpi».

Quanto al “campo quarantene”, secondo Miani e Lampe «il consorzio Matrix, aggiudicatario dell’appalto, prevede nella turnazione lavorativa un solo operatore addetto alla tendopoli, isolato completamente ed esposto quindi a numerosi potenziali pericoli». E poi il nodo-contratti: «I diversi soggetti in associazione temporanea d’impresa applicano contratti nazionali differenti. Questo genera confusione e iniquità, senza contare le proposte unilaterali di modifica pervenute ai lavoratori, prevedendo di fatto una sorta di flessibilità d’orario che annulla le ore supplementari e quindi il guadagno per i dipendenti. Ci sono ancora lavoratori assunti a tempo determinato. Persone con notevole anzianità ed esperienza: inaccettabile che dopo anni di sacrifici rischino di perdere il loro reddito solo perché non risponderebbero a canoni non meglio precisati dall’azienda». E riaffiora il problema del mancato pagamento degli stipendi: «Già bassi perché part-time al minimo - accusano Miani e Lampe -. A oggi non tutti i dipendenti sono stati pagati, perché i dipendenti della Coop Stella (partner di appalto del Consorzio Matrix ndr) non ha ancora provveduto a pagare la mensilità di giugno. È vergognoso che in un appalto ministeriale ci siano situazioni di dumping contrattuale con dipendenti di serie A e dipendenti di serie C. Ora chiediamo con forza alla Prefettura di attivare un tavolo di confronto per eliminare le iniquità e garantire un trattamento dignitoso a dipendenti che operano in strutture ministeriali e in un contesto delicatissimo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo