Allarme manodopera: aziende al fianco di Bono, disputa sugli stipendi

Botta e risposta Fincantieri-Fiom. Pezzetta (Cgil): ma il posto resta un miraggio Razeto: persa cultura industriale. L’azienda: il salario? Si parte da 1.350 euro netti
Un momento del varo della Viking Orion nei cantieri della Fincantieri, cerimonia alla quale ha preso parte anche con l'ad Giuseppe Bono. Ancona, 28 settembre 2017. ANSA/ DANIELE CAROTTI
Un momento del varo della Viking Orion nei cantieri della Fincantieri, cerimonia alla quale ha preso parte anche con l'ad Giuseppe Bono. Ancona, 28 settembre 2017. ANSA/ DANIELE CAROTTI

TRIESTE «Mio padre, l’operaio esperto, lo chiamava maestro. Quella è la cultura che abbiamo perso». Sergio Razeto, presidente di Confindustria Venezia Giulia, parte dal passato per dare «assolutamente» ragione a Giuseppe Bono, l’amministratore delegato di Fincantieri che, a fronte di un piano assunzioni di 5-6mila lavoratori nel prossimo triennio, ha spiegato di non sapere dove andare a trovare carpentieri, saldatori, elettricisti, meccanici di bordo, saldatori di scafo, motoristi. Operai specializzati che mancano all’intero territorio, concordano i leader degli industriali anche di Udine e Pordenone. «Abbiamo perso la cultura del lavoro industriale, e pure quella del diploma – dice Razeto –. Non a caso come Confindustria ci concentriamo sull’importanza degli istituti tecnici superiori: vanno pubblicizzati e utilizzati di più. Ingegneri, fisici e matematici servono, ma non bastano. E non c’è dubbio che carpentieri, saldatori e tubisti sono manodopera difficile da trovate». I motivi? «La mia generazione e quella dopo di me hanno diffuso la cultura di chi non si sporca, del fare l’operaio come una vergogna. Non è colpa dei giovani, è conseguenza dell’educazione che abbiamo dato noi».

Caso aperto anche in Friuli. «Le nostre aziende non riescono a trovare le risorse umane di cui hanno bisogno – dichiara la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli –. A ciò si aggiunge il problema, ormai cronico, del disallineamento tra i profili formati e quelli richiesti». L’associazione udinese ha promosso una ricognizione delle esigenze delle aziende sul fronte delle risorse umane. Il campione (circa il 40% degli associati per numero di addetti) ha riferito di avere necessità nei prossimi cinque anni di circa 180 manager, 760 impiegati tecnici/quadri, quasi 200 impiegati tecnici, 550 operai specializzati e ben 1.740 operai (soprattutto generici, con saldatori, operatori Cnc e Plc già praticamente introvabili). Mareschi Danieli pensa in prospettiva, ma anche all’immediato: «Se necessario vanno previste politiche attive in grado di attrarre nuovi arrivi, perché la competitività dei sistemi produttivi, anche a livello nazionale, non soltanto internazionale, si gioca sull’attrattività dei singoli territori».

Per il leader della Cisl Anna Maria Furlan Bono «ha richiamato un bisogno estremo della nostra società e del nostro Paese di creare le condizioni» per far incontrare domanda e offerta di lavoro e per «superare la disinformazione e le scelte culturali sbagliate» che contrastano con «i bisogni delle aziende».

Per Michelangelo Agrusti, presidente di Unindustria Pordenone. «Sono stato spesso frainteso, ma lo ripeto: se non troviamo qui le competenze che ci servono, le dobbiamo andare a cercare in altre regioni, anche del Sud, lì dove mancano le fabbriche, ma ci sono ottimi istituti tecnici. Per evitare che quei ragazzi si sentano nuova immigrazione vanno però previsti incentivi per non abbattere il loro salario».

La questione salario? Fincantieri risponde innanzitutto all’attacco del coordinatore nazionale Fincantieri per la Fiom-Cgil Roberto D’Andrea: «In questi anni si sono formati migliaia di lavoratori che operano in appalto e in subappalto per Fincantieri, spesso con condizioni nettamente inferiori ai 1600 euro promessi dall'ad Bono. Per rispondere alla richiesta di personale si può attingere, in primo luogo, a questo enorme bacino già professionalizzato». «Fincantieri ha assunto direttamente dal 2016 a oggi oltre 1.500 persone e altrettante ne assumerà nei prossimi anni – ribatte l’azienda –, ma si trova nella situazione paradossale di non riuscire ad accompagnare la sua crescita per mancanza di professionalità.» Quindi la precisazione sui salari. I 1600 euro netti medi per un operaio esperto di cui ha parlato Bono vengono confermati. Quanto ai neoassunti, il contratto di ingresso è di circa 1350 euro. Ma, informa ancora l’azienda, «la paga sale anche per tutti con gli straordinari, l’anzianità di servizio e il superminimo individuale, introdotto in via sperimentale per valorizzare la meritocrazia degli operai. Ci sono poi le novità del contratto integrativo 2016 sottoscritto da tutti i sindacati presenti in azienda». Sono previsti, per ogni anno, agevolazioni pari a 800 euro medi sotto forma di welfare aziendale, 1500 euro di premio di efficienza e 1200 euro di premio di partecipazione».

La Cgil interviene da parte sua con il segretario regionale Villiam Pezzetta: «Quello della carenza di professionalità e specializzazioni nel manifatturiero è sicuramente un problema sempre più diffuso e che nasce da molti fattori, non ultime le carenze del nostro sistema dell’istruzione e della formazione e l’inefficienza del collocamento pubblico. Non vorremmo però che passasse un messaggio sbagliato, che c’è il lavoro ma non i lavoratori, perché sono migliaia, anche in Fvg, le persone che hanno perso il lavoro e che non hanno una concreta opportunità di ricollocamento, né come operai né in altri settori». —


 

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