Alpinista bloccato per una notte in parete

Triestino di 22 anni recuperato all’alba dai tecnici con l’ausilio dell’elicottero. L’amico 25enne tratto in salvo la sera prima



Una notte passata in un piccolo anfratto a picco sul vuoto, su una parete rocciosa, in attesa che il Soccorso alpino del Fvg potesse trarlo in salvo. Brutta disavventura, finita fortunatamente bene, per un triestino di 22 anni impegnato sulla via del Mazzilis sul campanile delle Genziane nel gruppo del Peralba Avanza tra Sappada e Forni Avoltri. Con lui anche un venticinquenne di Monfalcone, primo di cordata, recuperato invece al tramonto.

Tutto è iniziato verso le 19 di domenica quando è arrivata una richiesta di aiuto al Nue 112 per una cordata in pericolo sulla via che ha 450 metri di dislivello, con difficoltà fino al VII grado inferiore. Subito sono partite due squadre del Soccorso alpino: una con l’elisoccorso e l’altra via terra dalla stazione di Sappada. Il primo scalatore è stato recuperato in tempi rapidi grazie al tecnico e al pilota dell’elicottero che lo hanno agganciato, tagliando la corda che lo legava e assicurandolo nuovamente alla parete e mettendo in sicurezza anche il compagno di scalata. Il venticinquenne, una volta imbragato, è stato portato a bordo del velivolo dopo 150 metri di recupero con il verricello. In buone condizioni di salute, è stato accompagnato alla base allestita vicino alle sorgenti del Piave.

Recupero rinviato, invece, per il secondo scalatore perché dopo cinque tentativi l’elicottero è dovuto rientrare alla base. A rendere impossibile questo soccorso la sporgenza della parete, con il cavo d’acciaio a quattro metri di distanza orizzontale. Intanto la squadra di terra del Soccorso alpino della stazione di Sappada e Forni Avoltri ha raggiunto con cinque tecnici la cima del Secondo Campanile delle Genziane alle 21.15 allestendo un ancoraggio e valutando una possibile discesa.

Il contatto vocale con l’alpinista triestino bloccato non si è mai interrotto e i soccorritori hanno passato la notte in quota. Per sicurezza si è aggiunta anche una terza squadra, con un medico, rimasta però alla base della parete e al rifugio Calvi. Nel corso della notte sono stati fatti dei tentativi di calata ma la roccia a rischio distacco ha spinto gli operatori ad attendere le prime luci dell’alba di ieri.

Le operazioni sono quindi riprese intorno alle sei del mattino, l’elicottero ha portato due tecnici 30 metri al di sopra dell’alpinista bloccato, dove il personale stesso ha creato un punto di ancoraggio con i chiodi. Un soccorritore si è calato all’altezza del triestino e grazie a un pezzo di corda è riuscito a coprire i sei metri, due in più rispetto a quelli conteggiati dall’elicottero, di distanza orizzontale. Una volta agganciato lo scalatore, è stata organizzata una seconda calata in corda doppia per circa 60 metri, di cui 40 nel vuoto, fino a un terrazzamento dove il velivolo, grazie alla bravura del pilota, ha calato il verricello per 90 metri recuperando tutti.

«Avevamo perso molto tempo nella parte facile della via – ripercorre la disavventura il ragazzo monfalconese – e alcuni chiodi ci hanno portato sul lato sbagliato. Abbiamo esperienza e avremmo dovuto affrontare una scalata alla nostra portata, purtroppo ci siamo trovati in un’area dove la roccia è molto friabile. Quando ho visto che si stava facendo tardi e non potevo calarmi ho deciso di chiamare aiuto». I soccorsi sono appunto «arrivati velocissimi e sono stati formidabili. Ero molto preoccupato perché mi sentivo responsabile della situazione in quanto primo di cordata». La notte, poi, «è stata lunga – aggiunge –. Sapevo che il mio amico era in sicurezza, con viveri e vestiario e seguito dal Soccorso alpino, però fino a quando non è sceso non mi sono rilassato. Ci siamo abbracciati e alla fine è andato tutto per il meglio». —



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