Amianto in cantiere fino al ’94 cinque operai vincono la causa

I lavoratori del cantiere navale di Monfalcone sono stati “esposti” all’amianto fino alla fine del 1994, un anno e mezzo dopo, cioè, dell’entrata in vigore della legge, la 257 del 1992, che disponeva la totale messa al bando del minerale killer in Italia. A stabilirlo è stata una perizia disposta dal tribunale del Lavoro di Gorizia e la conseguente sentenza emessa dal giudice Barbara Gallo, che ha riconosciuto le tesi di cinque lavoratori i quali non erano riusciti a ottenere il riconoscimento di “esposti all’amianto” e quindi i benefici pensionistici connessi all’esposizione, e non quelle sostenute dall’Inps.
I cinque dipendenti di Fincantieri avevano deciso di seguire il percorso indicato dal legale del patronato Inca-Cgil, l’avvocato Giancarlo Moro di Padova, avviando cause individuali nei confronti dell’Inps. Di fatto, la stessa strada seguita, sempre con successo nell’arco degli ultimi due anni dai lavoratori della centrale termoelettrica di Polesine Camerini, in provincia di Rovigo.
È all’ente previdenziale - hanno sostenuto i legali che hanno tutelato i diritti dei cinque lavoratori, vedendo accolte le loro richieste - che spetta, normativa alla mano, il riconoscimento dei benefici. Secondo una prassi ormai radicata, però, l’Inps, tramite la propria avvocatura, in prima battuta ha quasi sempre rigettato la richiesta di riconoscimento dell’esposizione all’amianto, così da rendere necessario intraprendere una causa da parte dei lavoratori decisi a portare avanti la loro battaglia. Secondo la normativa e la giurisprudenza, inoltre, il riconoscimento del beneficio prescinde da qualsiasi ruolo dell’Inail. Il beneficio pensionistico previsto dalla normativa si ricollega, sì, al medesimo rischio della malattia professionale ma, mentre il sistema indennitario della malattia opera nella concreta evenienza lesiva, quello pensionistico riguarda la generica potenzialità lesiva.
Il dato scientifico unitamente all’elemento “durata” fa sì inoltre che l’esposizione debba ritenersi sussistente anche ove si tratti di mera esposizione ambientale e quando il lavoratore non sia stato direttamente a contatto con l’amianto, ma abbia reso la sua prestazione in ambiente lavorativo comunque presumibilmente inquinato. Com’erano perlomeno alcune aree dello stabilimento anche oltre la metà del 1992, secondo i lavoratori che sei anni fa non avevano ottenuto il riconoscimento, perché l’Inail aveva certificato che il minerale killer non era stato impiegato oltre la fine del 1988. A monte, allora, ci fu il problema della mancanza di documentazione che comprovasse la posizione dei lavoratori del cantiere navale, perché Fincantieri continuava a sostenere che l’impiego del minerale si era fermato nel 1989, anno in cui iniziò il nuovo ciclo della costruzione di navi passeggeri nello stabilimento.
Nel 2006, comunque, il limite fu spostato dal 1985 al 1988 per gli operai impegnati nelle lavorazioni one-side, ma diversi lavoratori dissero che si era andati perfino oltre la messa al bando dell’amianto in Italia.
La Cgil, l’Inca e lo studio Moro che ha seguito e sta seguendo i lavoratori dovrebbero illustrare i contenuti della sentenza del giudice del Lavoro, fare il punto sui risultati fin qui ottenuti e delineare il proseguimento dell’attività nel corso della prossima settimana.
Laura Blasich
Riproduzione riservata © Il Piccolo








