«Amianto, non solo tumori ai polmoni»

La correlazione tra esposizione all’amianto, mesotelioma pleurico e tumore polmonare non è solo assodata, ma proporzionale all’intensità e alla durata di “contatto” con la fibra killer, sia attraverso la sua lavorazione che nello stesso luogo di lavoro. E l’amianto può espandersi nel corpo umano intaccando altri organi. Dunque potrebbe allargarsi il terribile effetto dell’esposizione al minerale, non solo limitato all’apparato respiratorio. Se l’asbestosi rappresenta il primo effetto infiammatorio dovuto alla reazione dell’organismo umano, l’insorgenza della patologia tumorale costituisce il “fallimento” delle difese che, di fronte all’alterazione del Dna cellulare, ne producono la proliferazione incontrollata. Il potere cancerogeno dell’amianto, quindi, può arrivare a colpire più organi, in virtù della trasmissione della fibra nei tessuti. Sono risuonate chiare le parole del dottor Enzo Merler, ieri mattina nell’ex sala d’Assise del Tribunale di Gorizia, che ha aperto la nuova udienza, presieduta dal giudice Nicola Russo, del processo amianto bis, in relazione al decesso di 72 lavoratori del cantiere navale di Panzano e che vede imputati 14 dirigenti dell’ex Italcantieri, accusati di omicidio colposo. La dettagliata e ricca esposizione del perito Merler presentato dalla pubblica accusa (Pm Valentina Bossi e Laura Collini) ha monopolizzato l’intera mattinata, tanto da indurre il giudice a rinviare al 25 marzo la deposizione del secondo perito, il dottor Pietro Gino Barbieri, aggiornando al pomeriggio il momento degli interventi dei legali.
Merler, responsabile del Registro regionale veneto dei casi di mesotelioma, specializzato in Medicina del lavoro, igiene e sanità pubblica, all’attivo innumerevoli esperienze di formazione presso importanti istituti italiani e all’estero, compresa l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha presentato una notevole mole di studi, riflessioni e indagini eseguite a livello nazionale e internazionale. Su tutto un elemento: l’amianto è stato classificato con il grado più elevato di cancerogeneità, capace di agire direttamente sul Dna cellulare scatenando la patologia tumorale e indirettamente provocando azioni infiammatorie. Il perito ha parlato di mesotelioma allo stato attuale «non curabile», affidandosi a tentativi di aggressione della malattia. Sul tappeto, dunque, innumerevoli aspetti condivisi dalla letteratura e dalla comunità scientifica spaziando dalla relazione causale tra amianto e mesotelioma alla valutazione del rischio di sviluppare la patologia, alla riduzione della frequenza della malattia con l’interruzione dell’esposizione alla fibra. Merler ha elencato numerosi fattori e variabili, confermando il maggiore impatto della fibra sul luogo di lavoro, anche qui comunque secondo i compiti professionali svolti e la dose e la durata dell’esposizione, rispetto agli effetti minori a carico dei famigliari dei lavoratori e della popolazione in genere. Ha rappresentato le diverse tipologie di amianto e le dimensioni della fibra in rapporto al rischio cangerogeno. Ha illustrato studi e indagini sui lavoratori delle miniere europee, ma anche in Australia. E ha osservato: la fibra nei processi cancerogeni ha una struttura di estrema complessità e interazione con l’organismo umano. L’amianto è un agente cancerogeno multipotente. In rassegna, inoltre, la latenza della malattia (42 anni in media) ed il rapporto stretto tra durata dell’esposizione alla fibra, concentrazione del minerale e insorgenza della malattia. Il perito ha, tra l’altro, parlato dei tempi di conoscenza della pericolosità dell’amianto. Un dato su tutto: l’asbestosi è stata individuata nel 1900, i tumori respiratori dagli anni ’30 in avanti.
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