Aussa Corno, 180 posti a rischio

SAN GIORGIO DI NOGARO. Mentre il comparto manifatturiero vola, altri settori entrano in crisi e, per la prima volta dall'inizio della recessione economica, anche la zona industriale Aussa Corno di San Giorgio di Nogaro va in sofferenza: dei circa 250 lavoratori in cassa integrazione, sono circa 180 gli addetti che, finita la cigs, potrebbero non avere più un futuro occupazionale.
Nella zona industriale sangiorgina 80 aziende danno lavoro a 2500 addetti: di fatto ne fanno l'area industriale più importante della regione. Sono ubicate numerose imprese del manifatturiero e non, con realtà che non solo investono, ma anche assumono: vedi la Nunki Steel che sta investendo 30 milioni di euro e a regime assumerà 30 addetti, o la Tecnosider che ha assunto anche recentemente, per non parlare di Ralc o Aussafer, per citarne alcune. Dal 2008, anno di inizio della crisi, fino al 2012, sembrava che la Ziac potesse passare indenne dal tornado calato sull'economia mondiale. Dallo scorso anno, però, qualcosa è cambiato e ogni giorno ci sono aziende che danno segnali di crisi.
Dati alla mano, la “Sguassero”, dopo tre anni passati tra alti e bassi, da fine 2012 si trova in liquidazione con 51 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. La Cranchi, azienda un tempo leader in Italia per la costruzione di imbarcazioni da diporto di fascia alta, da un paio d'anni a causa della contrazione del mercato ha messo in cassa integrazione una quarantina di lavoratori, che ora non sanno quale futuro li attende tanto che molti si sono visti costretti a trovare lavoro altrove. C'è poi la Vem, azienda indiana di acciai Arcelormittal, con sede a Piombino, che vede in odore di chiusura lo stabilimento Sangiorgino a fine 2013 e dei suoi circa trenta addetti non si sa ancora cosa succederà. C'è, poi, l'Acciaerie Beltrame chiusa da tempo. E ci sono aziende come la Vetreria Sangalli (130 dipendenti) che, dopo due anni dal suo insediamento, in un momento particolare della crisi si trova a fare i conti con costi fissi di produzione alti e un mercato, quello dell’edilizia, in crisi profonda.
O l'Artenius Italia (70 lavoratori) del gruppo Laseda di Barcellona, che ha finito il primo anno di cigs straordinaria per riorganizzazione aziendale con una ventina di lavoratori fissi a zero ore, in attesa di un rilancio con prodotti innovativi, costretta a fare i conti con Paesi dove i costi sono di gran lunga più bassi. E infine la Taghleef (220 addetti), che lamenta qualche problema di mercato. Tutti credono che una ripresa nel 2013 sia improbabile, auspicano che ciò avvenga nel 2014, ma la fiducia comincia a venir meno.
Francesca Artico
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