Azienda ospedaliera: tesoretto nel bilancio con la spending review

Crescono i ricoveri, risparmi dalla diminuzione delle degenze Cobello: conti in ordine anche se il budget è sempre lo stesso
Di Piero Rauber
Lasorte Trieste 15/04/11 - Ospedale Cattinara, Direzione, da sin.Marino Nicolai, Francesco Cobello, Giampaolo Canciani
Lasorte Trieste 15/04/11 - Ospedale Cattinara, Direzione, da sin.Marino Nicolai, Francesco Cobello, Giampaolo Canciani

Più ricoveri e più interventi. Più prestazioni, dunque. Ma, nel contempo, meno notti passate in ospedale e pure meno esami clinici a carico del paziente-tipo. Meno spese per ogni ricovero, insomma. È per questo - «anche per questo», la precisazione del direttore generale Francesco Cobello e del direttore amministrativo Marino Nicolai - che da tre anni in qua, proprio i tre anni di gestione Cobello, l’Azienda ospedaliero-universitaria continua a chiudere i bilanci in utile. Un utile leggero, ma pur sempre un utile, abbinato a un «progressivo aumento» dell’offerta sanitaria a fronte di un budget - al secolo i trasferimenti pubblici - che, al contrario, «non cresce, e non viene neppure indicizzato, parametrato a inflazione, contratti e Iva». Il tutto in una prospettiva di «costante sviluppo della produzione e delle medicine specialistiche», ci tengono, a ribadirlo, gli stessi top-manager dell’Azienda ospedaliera, che citano - tra le altre nomine fatte sempre in epoca Cobello - quelle di Alessandra Guglielmi e Valentina Pesavento, a capo di Oncologia e Medicina riabilitativa.

«Due primari-donna, e giovani», rimarcano Cobello e Nicolai, che escono allo scoperto coi dati di bilancio nel momento in cui Debora Serracchiani, un’altra giovane donna, muove i primi passi da primario politico della Regione, al posto di Renzo Tondo che aveva nominato Cobello l’8 marzo 2010. «Il giorno della festa della donna», sottolinea il direttore generale in persona. Ma non c’è premeditazione, assicurano i vertici dell’Azienda ospedaliera. Il bilancio consuntivo 2012 si fa sempre a primavera. Eppoi il suo mandato, a rigor di legge, è quinquennale, e «scade dunque il 7 marzo 2015», precisa Cobello. Che aggiunge: «Per me l’amministrazione regionale è l’Amministrazione con la “A” maiuscola, chiunque sia la persona che le sta a capo». Stessa cosa, peraltro, ha fatto in questi giorni il collega dell’Azienda sanitaria Fabio Samani, che ha esibito un “+5”. Milioni s’intende.

I dati di bilancio dell’Azienda ospedaliera quindi - dati «sostanzialmente positivi» - non vogliono essere un messaggio politico, bensì «un messaggio a medici, infermieri, dipendenti tecnici e amministrativi tutti, poiché il buon risultato appartiene all’impegno di tutti». Eccolo allora, questo «buon risultato», nel dettaglio. L’utile ammonta a due milioni e 280mila euro. Nel 2011 era stato di 429mila euro, il doppio del 2010. «Non è che siamo diventati ricchi all’improvviso», puntualizzano Cobello e Nicolai: un milione e 741mila euro deriva, in effetti, dai tagli amministrativi del 5%, obbligati dalla spending review, e sui restanti 539mila euro incidono per la metà «entrate straordinarie» da «sopravvenienze attive». La conseguenza è «una buona gestione di cassa, che non fa penare i fornitori», in un quadro che vede costante il valore della produzione, attorno ai 271 milioni, e «costante pure il tetto del personale, attorno alle tremila unità». L’offerta sanitaria, però, sale lo stesso. I pazienti ricoverati erano stati 27.800 nel 2011, sono diventati 27.945 nel 2012, per un +0,5%. Gli interventi in regime di ricovero sono cresciuti poi del 7,5% in due anni: dagli 8.678 del 2010 ai 9.264 del 2012, «con tempi sempre rispettati per i traccianti oncologici». Il cambio di passo contestuale, foriero di sforbiciate ai costi, si legge al capitolo delle degenze medie: dai 10,9 giorni del 2009 ai 10 spaccati del 2012. «Significa - così Cobello - che in tre anni abbiamo ridotto la permanenza complessiva di circa 25mila giornate». E pure è calato, del 2%, il ricorso agli esami diagnostici «intermedi» in regime di ricovero. Meno analisi, ma più mirate. Anche qui nel nome del risparmio o, meglio, come lo si chiama in gergo tecnico, dell’«appropriatezza delle prestazioni». Ma si può tagliare ancora qualcosa, giurano Cobello e Nicolai, sia sugli «esami intermedi» che, soprattutto, sulle degenze post-dimissioni, che sono schizzate dai 20.920 giorni del 2011 ai 21.755 del 2012. «Ma questo è un discorso di macchina, che riguarda l’assistenza agli anziani e investe pertanto le Rsa», la rete delle case di riposo, la chiude qui Cobello.

@PierRaub

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