“Bagutta”, primo cinese in “retromarcia”

Parlare di controtendenza forse è eccessivo. Ma qualcosa si sta muovendo anche nel settore, diciamo così, etnico, che nell’ultimo decennio sembrava poter conquistare ogni locale e ogni spazio di manovra lasciato dai sempre più sfiniti triestini.
Bene, da via Carducci arriva l’indiscrezione che il locale cinese, attualmente chiuso, “Hong Kong” tornerà a parlare italiano. Normale avvicendamento di fori, si potrebbe dire, in un momento in cui aperture e chiusure stanno raggiungendo frequenze londinesi o newyorchesi. Ma questo non era, non è un posto normale. Per decenni era stato la sede dell’amatissimo “Bagutta Triestino”, poi lasciato dal gestore per limiti d’età.
Ma l’abbondanza, anche eccessiva, d’offerta, ormai crea una forbice naturale nelle scelte. E il locale, anche se al momento è un segreto ben nascosto, dovrebbe tornare a sfornare piatti della tradizione locale e nazionale. Persiste qualche dubbio sull’identità del gestore, anche se c’è già chi lo identifica con un ex proprietario di un posticino in area Cavana-via Torino...
Non è l’unica novità, in un settore che la crisi ha reso magmatico e instabile come poche volte nell’ultimo trentennio. Cambio di gestione anche alle “Barettine”. Max Cortese si prepara a raggiungere la sua sposa Carlotta Paolini a New York. Lei, sommelier professionista che vantava già esperienze nella Grande Mela, gli ha fatto da battistrada (Max, nell’estate passata, lavorava nell’offshot barcolano...) e la famiglia Dukcevich da chaperon della coppia. Saranno i gestori della “Osteria del Principe” incastonata nel pieno centro di Manhattan, a due passi dalla Quinta Strada,
Al suo posto come gestore Fabrizio De Baseggio, già visto all’Avalon e come cuoco una vecchia conoscenza, Roberto Capassi, ultimamente alla Vecchia Ghiacceretta.
Intanto Mauretto Trost ha aperto l’ennesima “Angelina” in via Diaz, rilevando lo sfortunato spot che è stato “Amarina”. Un gran bel banco, il consueto valore aggiunto delle colonne romane originali (pare che questa, originariamente, fosse una villa affacciata direttamente sul mare, che arrivava fino a qui...) e un ambiente finalmente visibile dall’esterno (un vero suicidio le vetrate zigrinate del passato, che impedivano di vedere all’interno...) dovrebbero fare la differenza per una movida tradizionalmente capricciosa e volubile nelle sue scelte. Non a caso, per la gestione del posto, è stato scelto il Principe degli Inquieti, quel Roby Brazzach visto recentemente al “Pignolo”.
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