Banchina crollata sul Valentinis, tra un mese sarà di nuovo agibile

A luglio sono iniziati i lavori a mare con l’utilizzo di un’enorme  chiatta. Sito messo in sicurezza da eventuali residuati bellici



Annuncio ufficiale: l’agonia della panoramica passeggiata sul Valentinis è agli sgoccioli. Da settembre, se le condizioni meteorologiche non si metteranno di traverso, il tratto interdetto dalle transenne per i gravissimi cedimenti strutturali riportati da una mareggiata proprio due anni fa, a metà agosto 2017 – quando erano franati in un sol colpo 200 metri di banchina aprendo due “faglie” e una pericolosa inclinazione della pista – tornerà agibile.

Si ricomincerà dunque a correre, pedalare, camminare e, per gli amici a quattro zampe, sgambettare sul percorso che costeggia il canale. Nella sua interezza. A dirlo, senza timor di smentita (l’opposizione ha più volte incalzato l’amministrazione Cisint sul punto, parlando di lavori-lumaca) è Davide Piovesana della Bertolo srl, la ditta incaricata della messa in sicurezza della banchina post crollo. Anche in questi giorni gli operai, che stanno adattando i turni di lavoro alle maree, nei giorni scorsi attaccando alle 5 per lasciare il campo sotto mezzogiorno, quando l’onda risale, stanno proseguendo con impegno nell’attività.

«I lavori avanzano discretamente bene – spiega –: si sta procedendo alla posa del manufatto su cui verrà calata la gettata di cemento, poi seguiranno i tempi tecnici di asciugatura e il ripristino del manto. Opera conclusa e tratto agibile a settembre».

La fase più complessa, vale a dire l’accertamento o esclusione della presenza di residuati bellici in mare, si è conclusa a metà luglio, con il placet del Ministero della Difesa. «L’operazione di sminamento e bonifica – prosegue Piovesana – è indubbiamente quella che ha penalizzato di più il cronoprogramma. Sono intervenuti sommozzatori ed è stato utilizzato anche il georadar per svolgere tutte le ricerche in acqua, allo scopo di individuare proiettili, ordigni o altri congegni gettati a mare nella guerra. Da ultimo, a fronte della segnalazione di un’anomalia e per ridurre a zero i rischi, in una zona critica si è perfino ricorsi a un robot, che definitivamente ha negato l’esistenza di pericoli negli specchi interdetti, sui quali i nostri addetti sarebbero in seguito intervenuti».

Sì, perché a un certo punto, scandagliando sotto il pelo d’acqua, «la risonanza magnetica aveva evidenziato un’anormalità». Ma alla fine, con apporto della domotica, è emerso che di ordigno bellico non si trattava, bensì di una vecchissima catena, forse un tempo saldata a un’ancora, rimasta chissà come incastrata sotto le sponde. «Espletato quest’ultimo accertamento – sempre il referente della ditta Bertolo – abbiamo mandato il responso a Roma per ottenere l’autorizzazione del Ministero, che imprime una sorta di secondo controllo su tutta la pratica per decretarne la regolarità. A quel punto i lavori sono tecnicamente cominciati».

Un pontone, cioè una chiatta di 19 metri per 9 trainata da imbarcazione, ha trasportato tutte le attrezzature via mare al Valentinis e consentito le prime attività sugli specchi acquei, dove si è proceduto con la posa del palancolato e dei tiranti per tenere l’argine ancorato alla banchina. Dopodiché si sono avviate le opere a terra. Sulla riva, «vanno infatti inseriti dei prefabbricati, cioè delle lastre su misura tipo predalle all’interno delle quali verrà poi calato il cemento armato», spiega ancora Piovesana. Sul lato mare i pannelli sono di 2 metri per 3,60, impilati uno dopo l’altro per un tratto di circa 75 metri; all’interno, con la medesima silhouette ma dimensione più ridotta (un metro), ne susseguono altri fino a formare una sorta di “guida”. –



Riproduzione riservata © Il Piccolo