Cabinovia di Trieste, mozione respinta ma Forza Italia non vota. Dipiazza: «Credo ancora nella cabinovia»
I voti favorevoli a chiudere l’iter sono 13, quelli contrari 19. Il sindaco Dipiazza: «Io ci credo ancora»

Roberto Dipiazza non rinuncia alla cabinovia, non lo fa neanche questa volta. «Io ci credo ancora», il sindaco lo ribadisce nonostante i 48,8 milioni persi dal Pnrr, i permessi ambientali annullati dal Tar, i molteplici ricorsi tuttora pendenti e la minaccia di un fascicolo aperto dalla Corte dei Conti per tutti i soldi già spesi in un progetto ancora oggi privo di conformità urbanistica. «Io ci credo ancora», ripete il primo cittadino prima di lasciare il Consiglio comunale, almeno a parole ancora convinto di voler realizzare un impianto a fune sul bosco protetto del Bovedo, nonostante tutto e anche a costo di andare avanti con una coalizione ormai definitivamente spaccata e senza i voti del partito con cui trent'anni fa vinse le sue prime elezioni.

La mozione promossa dal dem Francesco Russo e controfirmata da tutta l'opposizione di centrosinistra per mettere definitivamente la parola fine alla vicenda dell'impianto a fune, come prevedibile e scontato, non passa, ma per poco. I voti favorevoli a chiudere l'iter sono 13, quelli contrari 19. Forza Italia non partecipa al voto.
Alberto Polacco, Angela Brandi e l'assessore Michele Babuder restano con le braccia conserte al momento di esprimersi. Lorenzo Giorgi è assente giustificato, ma anche fosse stato in Aula mai avrebbe votato per salvare un progetto che già anni fa avrebbe voluto sottoporre a referendum popolare, invano.
Assenti anche Corrado Tremul di Fratelli d'Italia e Manuela Declich della Lega, due partiti che nelle dichiarazioni di voto di ieri sera si dicevano ancora allineati al primo cittadino ma che, nei corridoi e in confidenza, come i forzisti da mesi malcelano i dubbi all'idea di perseverare in un'opera oggi irrealizzabile, arsa dalle polemiche e che rischia di compromettere le elezioni amministrative del 2027.
I soli a discostarsi e invocare nuovamente la «fine della cabinovia» sono però gli azzurri, che prendono comunque le distanze dallo scontro politico e rinunciano a partecipare al voto, cogliendo forse alla sprovvista i loro stessi allegati. Fino a poche settimane fa mai la maggioranza avrebbe acconsentito anche solo di accennare alla rinuncia al progetto, possibilità che ieri sera è stata invece discussa addirittura con massima urgenza come accordato dalla conferenza dei capigruppo grazie all'astensione strategica di meloniani e leghisti.
Il tentativo di vendetta era lampante: costringere Forza Italia a esporsi direttamente in Aula. Ribadire platealmente, o meno, quel fastidiosissimo dietrofront sbandierato tre settimane fa sul Piccolo senza il minimo avviso al resto della coalizione, questa volta però di fronte a tutta la maggioranza e non sui giornali. Votare Sì , e farsi carico politico del fallimento dell'impianto a fune, o votare No , e passare per incoerenti.
Alla fine, dopo settimane di riflessioni interne e sottese provocazioni dal resto del centrodestra, non votano niente. I forzisti non partecipano al voto, lo decidono all'unanimità due ore prima di entrare in Aula e lo comunicano al sindaco pochi minuti prima della fine della discussione. «Forza Italia non si presta a giochetti, né di una parte né dell'altra», il capogruppo Polacco lo ribadisce un'ultima volta nel suo intervento, rivendicando la volontà del partito perché una decisione finale arrivi in modo coeso dalla maggioranza e non all'interno di una «discussione diventata un teatrino», senza per questo rimangiarsi nulla: «Il quadro si è complicato, ma chiudere va fatto con una riflessione ponderata su solide basi giuridiche». Basta cabinovia, quindi, ma non su richiesta dell'opposizione.
Il resto dei voti va come previsto. Il centrosinistra vota a favore dello stop, sebbene con un paio di assenze: il dem Štefan Čok è via per lavoro; Luca Salvati e Stefano Ukmar (che la tessera del Pd, invece, non l'ha rinnovata), lasciano l'Aula, convinti che «tanto voi (di centrodestra, ndr ) avete già deciso di bocciarla». «Con voi – lo sfogo di Ukmar – discutere non ha più significato».
FdI e Lega invece votano contro, nonostante già nelle scorse settimane il segretario comunale dei meloniani Claudio Giacomelli – ieri, peraltro, brevemente presente tra il pubblico in Aula – e l'assessore leghista Everest Bertoli avessero più volte ribadito come alla fine la cabinovia non dovrà essere pagata dai triestini, e nonostante oggi l'opera, di fatto, tenga ancora bloccati 30 milioni del bilancio comunale.
E così votano contro la mozione anche quei pezzi del centrodestra che nelle scorse settimane sui giornali e davanti alle telecamere erano sembrati accodarsi alle defezioni di Forza Italia, salvo poi mitigare le proprie posizioni al momento del confronto pubblico. Roberto Cason di Idea Giuliana ribadisce il proprio apprezzamento alla cabinovia come «mezzo innovativo», precisando che il suo «stop» arriverebbe solo qualora fosse conclamata tanto l'assenza dei fondi, quanto il verdetto avverso sui ricorsi tuttora pendenti. Salvatore Porro, ieri al debutto nel "misto" dopo aver lasciato i meloniani per seguire il generale Vannacci, si appella all'articolo 21 della Costituzione e vota No in attesa del Consiglio di Stato. La mozione non passa, nonostante l'accorata arringa del dem Russo che invitava a «chiudere insieme questa brutta pagina di politica e di amministrazione». Il sindaco e la sua maggioranza, per quanto divisa, vanno avanti con la cabinovia.
Il No arriva dopo ore di discussione sotto lo sguardo del Comitato No Ovovia presente in Aula, di quelle famiglie che da quasi sei anni vivono con l'incubo degli espropri e la minaccia di ritrovarsi un pilone nel cortile di quella casa acquistata con tanti sacrifici
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