Barcolana, alberghi tutti pieni ma pochi park

di Gabriella Ziani
L’unico sfortunato e infelice è stato sabato, vigilia di Barcolana, lo svizzero capitato a Trieste per puro turismo. Non sapeva niente di vele e regate, ha trovato piena come un vaso di riso la città che credeva placida, a stento è riuscito a prenotare una delle ultime camere d’albergo disponibili negli oltre 80 attivi sul territorio, esclusi i bed & breakfast zeppi pure quelli, ma per parcheggiare ha dovuto avvitarsi dappertutto fino a lasciare la macchina, stremato, al Faro della Vittoria.
Storie di Barcolana a terra: un mare di gente. Sabato sera, anche per l’improvviso freddo, tutti in cerca di qualcosa da mangiare possibilmente al coperto. Sulle rive, dove ormai a ogni portone c’è un frenetico moltiplicarsi di ristorantini, birrerie, pizzerie, cibi cinesi e giapponesi nonché di bar con cucina e stuzzichini, c’erano le file degli affamati in attesa di un tavolo libero. Anche il dopo-regata ha lasciato frotte di cittadini negli stand ieri nel primo pomeriggio, e nei due giorni e mezzo di apertura la multi-mostra con assaggi e musica all’ex Pescheria (che venerdì e domenica è stata aperta dalle 9 del mattino alle 2 di notte) ha visto poco meno di 10 mila persone, un numero davvero imponente.
«Sabato c’era il tutto esaurito a Trieste - conferma il presidente di Promotrieste, Guerrino Lanci -, c’erano turisti non solo per la Barcolana, e hanno trovato un’enorme festa che procura una visibilità di lunga durata per la città. Uno spettacolo del genere chiunque se lo ricorda. E questo porta un ritorno a 360 gradi per tutti, non solo per alberghi e ristoranti».
Disagi? Disguidi? «Nessun grosso problema - assicura Lanci -, del resto in queste circostanze tutti hanno un alto grado di comprensione per eventuali scomodità passeggere». Una delle quali è stata (ma chi poteva evitarlo?) il tempo freddo, con temperature crollate da 30 a 5 gradi.
«C’è stato davvero il pienone - conferma Cristina Lipanje, presidente di Federalberghi -, a Trieste sarebbero necessari almeno 4-5 eventi di questo genere, ma il vero problema sono i parcheggi. Sabato sera erano esauriti il Silos, Foro Ulpiano e Molo IV, non sapevamo dove mandare gli ospiti, qualcuno ha lasciato la macchina sul marciapiede».
Molti gli stranieri, austriaci e tedeschi in testa come sempre, ma anche spagnoli e per l’appunto svizzeri. Secondo Lipanje, la Barcolana eccezionale di quest’anno ha confermato comunque un anno altrettanto eccezionale: «In agosto abbiamo avuto il 12-13% di turisti in più, e in questo caso il problema era un altro: tanti ristoranti chiusi, perché abituati al fatto che in agosto non si lavora, abbiamo perso molte mezze ore alla volta noi albergatori per telefonare in giro e poter consigliare».
Sabato sera controllando sui siti di prenotazione on-line era perfino divertente scoprire che anche i 4 stelle, con stanze da 300 euro in su, erano praticamente «sold out» con prenotazioni segnalate anche da Israele, Slovacchia e Paesi bassi, occupati anche gli alberghi di Muggia e nella lista c’era una struttura di Sesana (molto più economica), prenotatissima.
Cifre ufficiali sul concentrato flusso turistico di questi giorni non sono ancora disponibili, ma il mondo economico sta finalmente prendendo le misure del fenomeno e non si ferma più alla semplice felicità d’azienda. Si comincia a calcolare che cosa ancora non funziona perfettamente e a lavorare anche a livello istituzionale. Nella consapevolezza che, in mezzo alla peggior crisi, il settore turistico a Trieste è l’unico che vede aprirsi strade di crescita.
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