Benes non va ma tuona sul Giovedì del libro

L’ex assessore alla Cultura: «Fiore all’occhiello eliminato, non vorrei che la mission sia far tabula rasa»
Altran Mf-conferenza stampa Polo museale Paola Benes Foto Maurizio Altran
Altran Mf-conferenza stampa Polo museale Paola Benes Foto Maurizio Altran

Niente “panchina day” per Paola Benes. «Ho trovato l’idea che è stata lanciata sul web spontanea e significativa - spiega -, ma questo non è il mio modo di protestare. Si rischia di fare propaganda gratis ad una mossa del sindaco Cisint che non condivido. Dietro gli pseudo-motivi estetici delle panchine ci sono altri significati. E di fronte alle complesse implicazioni sottese a questa eliminazione, non basta un sit-in che potrebbe peraltro non essere capito, visto in modo ludico e superficiale. Questo non è il mio modo di protestare. Io lo faccio scrivendo, ponendo le questioni in Consiglio comunale e portando avanti i temi del dialogo e dell’accoglienza».

Detto questo, c’è un altro fronte aperto. Quello del Giovedi del Libro depennato dal “palinsesto” culturale della Biblioteca. L’ex assessore alla Cultura, assieme al gruppo consiliare del Pd, è passata subito alla richiesta di delucidazioni formali. Con un’interrogazione al sindaco si vuole «conoscere i motivi che hanno portato ad eliminare una così consolidata e apprezzata iniziativa». I conti non tornano alla Benes. Assieme ai colleghi dem lo dice chiaramente quando si augura che fin da subito il sindaco Cisint «decida di aggiungere occasioni di cultura piuttosto che sottrarle, che scelga di aumentare le iniziative a favore del sapere e della conoscenza, piuttosto che diminuirle». Benes si attende risposte congrue. Diversamente significherebbe generare «il legittimo, malizioso sospetto che l’operato dell’amministrazione da lei guidata abbia come “mission” l’eliminazione di ogni traccia di ciò che ha fatto l’amministrazione che l’ha preceduta, anche di quanto di buono ha lasciato in eredità e, a nostro avviso, non converrebbe andasse disperso o dilapidato». Insomma, l’ombra della “tabula rasa” si allunga, nel timore di una sorta di “effetto domino”. Perché, dice Benes, ciò che ha rappresentato un fiore all’occhiello delle attività culturali in via Ceriani di numeri ne ha da vendere, tali da non giustificare una “rottamazione”. Benes e il Pd lo annotano nell’interrogazione ricordando che la rassegna, alla sua 14.a edizione lungo un arco temporale di 7 anni, ha ospitato oltre 150 opere di autori, locali e non, che «hanno potuto trovare un’accogliente ed efficace vetrina per le loro opere di narrativa, saggistica, divulgazione scientifica, ricerche storiche e archivistiche, poesia, arte, biografie, memorialistica, tesi di laurea. Molti autori - viene evidenziato - provenivano da Trieste, Udine, Pordenone, anche dal Venento e avevano scelto di presentare qui le loro creazioni, attirati dal riconosciuto e consolidato prestigio della nostra Biblioteca». Benes e il gruppo dem esprimono il «rammarico per il taglio della rassegna, che consentiva di tenere alto il nome di Monfalcone oltre i suoi confini territoriali».

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