Da incubatore di imprese a centro d’innovazione: il Bic di Trieste raccoglie 39 aziende e vale 85 milioni di euro
Il campus da 12 mila metri quadrati di via Flavia occupa 370 addetti. Accanto alle start-up sono presenti realtà consolidate e ormai mature

«Nasce come incubatore di imprese, ma oggi è diventato un vero e proprio centro d’innovazione». Alberto Steindler, direttore generale di Bic Incubatrori Fvg, lo sottolinea a chiare lettere. La realtà di via Flavia, attiva dal 1998, oggi rappresenta un’eccellenza nel campo dell’imprenditoria. Le 39 realtà presenti sui 12 mila metri quadrati del campus occupano 370 addetti e, aggregate, hanno un valore di produzione di 85 milioni di euro all’anno. Inoltre, in un’ottica di crescita continua, per trovare nuovi collaboratori, spesso, le aziende insediate attingono dal vicino LifeTech Its Academy, l’istituto tecnologico superiore post-diploma di via Caboto dedicato alla chimica e alle nuove tecnologie della vita.
Proprio per questa osmosi, Bic Incubatori Fvg e LifeTech Its Academy sono legati a doppio filo e ieri le due realtà sono state protagoniste dell’evento principale per il Friuli Venezia Giulia della Giornata nazionale del Made in Italy.

Nel corso dell’appuntamento “Dalla formazione superiore all’impresa: competenze e innovazione per il Made in Italy” sono stati presentati i prodotti di alcune delle società insediate in via Flavia. Dopo il saluto da remoto del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nel campo medicale Andrea Buoso ha illustrato il dispositivo Lasermar 1500 della Eufoton Srl, uno strumento al laser sviluppato per eseguire un’ampia varietà di procedure sanitarie che ha permesso all’azienda di essere presente sui mercati di 50 Paesi.
Sempre in ambito medicale Michele Silvestri ha invece presentato per conto della Biovalley Investments Partner Spa il ChemoMaker+, un robot per la preparazione di farmaci chemioterapici che contribuisce a garantire la sicurezza tanto del paziente quanto dell’operatore sanitario, eliminando, da un lato, il pericolo di errore e, dall’altro, quello di incidenti professionali.
Nel campo ambientale Marco Alessandris della Mquardo Srl ha spiegato i vantaggi del Bin Sensor, un dispositivo per il monitoraggio del livello di riempimento nei contenitori dei rifiuti che, grazie a una piattaforma multiparametrica che integra tecnologie radar sonar e laser, garantisce precisione e affidabilità in diversi contesti.
«Il nome “incubatore” è fuorviante - ha ribadito Steindler - qui non ci sono solo start-up, sono presenti anche aziende mature. I motivi che attirano le imprese sono essenzialmente due. In primo luogo, su questo territorio si trovano professionalità formate dall’università, dagli enti di ricerca e dagli Its che in altre regioni sono difficili da trovare; poi c’è la finanza agevolata e ci sono i bandi costruiti in modo da dare alle aziende un ritorno concreto e immediato».
«Il Made in Italy è certamente una delle massime espressioni del nostro Paese - ha aggiunto l’assessore regionale a Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen -. Questa giornata è fondamentale per la riscoperta del valore che i nostri giovani, il nostro capitale umano e le nostre aziende possono dare al territorio. L’Italia deve confermare anche in futuro la propria vocazione industriale e il Friuli Venezia Giulia, grazie a competenze scientifiche di alto livello e a infrastrutture di rilevanza internazionale, continuerà a essere un contesto ideale per attività di Ricerca & Sviluppo e per progetti fortemente innovativi».
Nell’occasione è stato “aperto” alle visite anche il Data Center del Bic. «L’attività di ricerca e sviluppo - è stato evidenziato - richiede prossimità fisica o perché è necessario riconfigurare fisicamente i server o perché le elaborazioni molto sofisticate richiedono trasferimenti di dati enormi e le reti ad altissima velocità permettono di essere molto efficaci». —
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