La Birreria Forst compie 70 anni: «Qui tutto come nel 1956»
Venerdì 6 novembre la festa nell’iconico locale tra via Galatti e via Filzi per celebrare l’anniversario dell’inaugurazione. Un luogo e un’offerta enogastronomica mai fuori moda

Venerdì 6 novembre la birreria Forst festeggia i 70 anni di attività. Una lunga storia che si conserva intatta negli arredi originali, nei grandi ambienti accoglienti e in un’offerta enogastronomica che continua a essere molto apprezzata, da generazioni di clienti affezionati e dai tanti turisti che frequentano il locale. Entrare alla Forst significa fare un salto indietro nel tempo, ritrovando un’atmosfera d’altri tempi, dove ogni particolare racconta un pezzo di storia della città.
A guidare la birreria dal 2010 è Good Food srl, società di Trieste, con Alberto Miani, mentre all’interno il punto di riferimento per la gestione quotidiana è Luca Di Sessa.
È Miani a mostrare con orgoglio ogni angolo del locale, compresi alcuni spazi meno conosciuti, distribuiti su una superficie complessiva di oltre 400 metri quadrati. «L’aspetto più bello è sicuramente il fatto di aver conservato tutto com’era stato realizzato negli anni Cinquanta, – spiega – decori, vetri lavorati, affreschi alle pareti, ogni cosa è stato mantenuta e curata».
L’insegna non è mai stata sostituita, così come il soffitto a cassettoni in larice e tutto ciò che caratterizza la birreria. Tra gli ambienti più suggestivi c’è la “saletta dei cacciatori”, che si apre attraverso una cancellata in ferro battuto e ottone e si distingue per le pareti verdi lavorate. Anche gli arredi appartengono alla storia del locale, sono in legno di larice, olmo e frassino. Originali anche i pavimenti.

«Molto interessanti sono i decori – mostra Miani – come i volti di alcuni uomini che sorseggiano birra, sopra il bancone, il grande disegno nella saletta che si affaccia verso via Filzi o la vetrata decorata della sala più in alto». Quando Miani è entrato nel locale, nel 2010, insieme all’allora agente della Forst, «è bastato poco, mi sono convinto subito – dice – ed è iniziata questa lunga avventura».
Ed è sempre lui a indicare alcune chicche, «scendendo le scalette, dietro al bancone, si raggiunge una cella studiata per conservare la birra alla perfezione. C’è un punto con entrata dedicata da via Filzi, mentre un altro accesso, sotto le cucine, è riservato al cibo. Esiste poi anche un cavedio nel locale – aggiunge Miani – ma non sappiamo per quale motivo fosse stato realizzato inizialmente».
A ricordare le origini della birreria c’è anche un accurato articolo pubblicato dal Piccolo, a tutta pagina, dopo l’inaugurazione del 1956, che racconta non soltanto l’apertura del locale, ma anche il lavoro dei tanti artigiani e professionisti coinvolti nella realizzazione di ogni dettaglio, «gli arredamenti in legno sono usciti dalle officine dello stabilimento Frandoli – si legge nel pezzo dell’epoca – essi rappresentano una perfetta manifestazione dell’arte della lavorazione del legno e sono da ammirarsi particolarmente per l’accuratezza dell’esecuzione e per la perfezione ottenuta nella finitura dei singoli particolari tecnici e costruttivi. La bellezza dei legni naturali, che formano la decorazione delle varie sale, rivela esattamente come la materia prima, nelle mani dell’artista e dell’artigiano, nobilmente si trasforma in opera d’arte o in un capolavoro di pregevole fattura».
Grande attenzione era stata data proprio alle decorazioni, che Miani ha conservato, «per la decorazione degli ambienti una vasta parte è stata riservata all’opera dei nostri abilissimi artigiani pittori e decoratori della ditta Cristoforo Bertoli – si legge ancora nell’articolo seguito all’inaugurazione –, che ha eseguito la pitturazione delle pareti e dei soffitti di varie sale, con cornici, stucchi e gessi, e ha inoltre fornito l’assistenza per l’esecuzione dei graffiti. Altre opere di pittura sono state eseguite dalla ditta Carlo Senci».
Da allora «abbiamo fatto alcuni lavori di cura e sistemazione – riferisce Miani – sempre conservando tutto ciò che è storico».
Quanto alla quotidianità, è Luca Di Sessa a raccontare come sia cambiato e si sia ampliato nel tempo il pubblico della Forst, «abbiamo tanti triestini affezionati, ma anche persone che arrivano da tutta la regione, soprattutto nei fine settimana, oltre a numerosi turisti, in testa tedeschi e austriaci. I piatti più richiesti sono la ljubljanska, il gulasch, lo stinco e il bollito, quest’ultimo nella stagione invernale. Abbiamo avuto anche un nuovo impulso sul fronte turistico, dopo la riattivazione del tram, che parte qui vicino».
Tra le tante storie che il locale ha visto passare nel corso dei decenni c’è «quella di una coppia che ha festeggiato da noi i 50 anni di matrimonio – ricorda Di Sessa – e che aveva scelto la Forst anche per il ricevimento di nozze. In occasione dell’anniversario hanno anche voluto scattare le fotografie nello stesso posto in cui si erano seduti appena sposati».
Per celebrare l’importante traguardo, nei giorni scorsi il presidente della Fipe di Trieste, Stefano Lonza, ha consegnato una targa al locale. I festeggiamenti ufficiali si terranno domani, con il cibo e la birra di sempre, e con la musica della Vecia Trieste.
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