Bosnia, la grande calata dei fondi arabi

BELGRADO. Poco più di vent’anni fa, quando le operazioni di pulizia etnica mietevano migliaia di vittime, piccoli gruppi di combattenti di origine araba affluirono nel Paese devastato dal conflitto per dare una mano ai bosniaci musulmani contro le milizie serbe e croate. Due decenni dopo, la Bosnia assiste ora al riversarsi di fondi arabi, che si accompagnano a una singolare nuova “immigrazione”. Quella di facoltosi mediorientali alla ricerca di un pied-à-terre nel cuore dell’Europa, per trascorrere nella nazione balcanica le proprie vacanze oppure per trasferirsi definitivamente in Bosnia.
Cambiano i tempi, ed è oggi questo il nuovo trend che sta facendo discutere la Bosnia: quello di arabi che stanno calando sul Paese con investimenti miliardari, che trasformeranno intere aree del Paese e faranno sorgere dal nulla nuove città. Una di queste si chiamerà “Buroj Ozone City” e promette di diventare, secondo gli uomini d’affari degli Emirati Arabi che sostengono l’iniziativa, «la più grande città turistica dell’Europa sudorientale».
Buroj Ozone crescerà a una ventina di chilometri da Sarajevo, nell’area di Trnovo. Proprio lì è stata posata pochi giorni fa la prima pietra del mega-progetto, con una cerimonia alla quale ha partecipato anche Ismail Ahmed, numero uno del Buroj International Group. Progetto che sarà «accessibile a tutti» e che ospiterà «persone da tutto il mondo», ha promesso Ibro Berilo, sindaco di Trnovo. Un impegno dai contorni vaghi, dato che la clientela di Buroj Ozone sarà in prevalenza araba. Entro il 2020, anno in cui la città dovrebbe essere completata, gli arabi avranno infatti acquistato la gran parte delle «mille ville» e degli appartamenti di lusso che saranno ricavati «in 75 edifici di uso misto». E che potranno fare shopping «nel più grande shopping mall della Bosnia» o farsi curare in «un ospedale tecnologicamente avanzato», si legge nei documenti di presentazione del progetto. Progetto che include anche «un collegamento con le piste da sci del monte Bjelasnica, terme terapeutiche, un complesso sportivo», ristoranti.
Il costo dell’opera, pari a 2,3 miliardi di euro, si traduce nel maggiore investimento in Bosnia di tutti i tempi. Investimento, quello a Trnovo, che rientra in una strategia che sembra consolidarsi negli ultimi anni: fondi arabi pompati nella prospettiva di rilanciare lo sviluppo economico, trasformando il Paese in un’oasi per ricchi mediorientali in cerca di pace nel cuore dei Balcani. Investimenti come quelli per i palazzi “sauditi” ad Hadzici e quelli kuwaitiani della Gulf Real Estate, che nel 2015 hanno inaugurato un resort turistico da 30 milioni di dollari a Osenik, nel sudest del Paese. O quelli del gruppo Al-Shiddi, radicato in Arabia Saudita, che sta costruendo 211 ville e 252 appartamenti immersi nella natura, a dieci minuti dal centro di Sarajevo, nell’area di Polinje, «comunità chiusa» protetta da cancellate, con prezzi che partono dai 180 mila e arrivano a 285 mila euro, perfetti per la classe media dei Paesi arabi e per quella alta, locale. Lo stesso gruppo Al-Shiddi due anni fa ha investito milioni anche per il Sarajevo City Center, fino a oggi il maggior centro commerciale della capitale. Un centro che è molto visitato anche dai turisti arabi che hanno cominciato ad apprezzare la Bosnia, dopo che mete tradizionali per le vacanze come Libia, Tunisia ed Egitto sono diventate off-limits.
Secondo stime non ufficiali, ha riportato di recente la Reuters, sarebbero oggi 50-60 mila i turisti arabi che ogni anno sbarcano nel paese. Nel 2010 se ne contavano mille. Turisti e compratori di immobili che, ha aggiunto l’agenzia, sono bene accolti nel Paese grazie alle loro fortune. Ma che potrebbero anche causare nuove tensioni, se si fermassero per sempre nel Paese, «minacciando il delicato equilibrio religioso» in opposizione alla tradizione moderata e secolarizzata dell’Islam in Bosnia.
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