Caccia all’acqua a 300 metri di profondità

Abbazia, entro un mese le trivellazioni al livello al quale si spera di trovare la risposta al caro-bollette
Di Andrea Marsanich

ABBAZIA. Proseguono nell’area sovrastante Abbazia le trivellazioni che dovrebbero risolvere un enigma trentennale: esistono o meno sulle pendici del Monte Maggiore falde imbrifere sufficienti a garantire un normale approvvigionamento idrico nella Liburnia, l’area che comprende i comuni di Abbazia, Laurana, Draga di Moschiena e Mattuglie? Nei primi anni Ottanta del secolo scorso furono effettuate quattro trivellazioni: tre diedero risultati positivi, la quarta “centrò” una caverna. La mancanza di mezzi finanziari contribuì a mettere in disparte l’ ambizioso progetto, riproposto negli ultimi tempi con un solo obiettivo: assicurare all’ Abbaziano l’erogazione di acqua propria senza dover dipendere dalle costose forniture di Fiume e della Slovenia. L’acqua potabile erogata ai consumatori liburnici è la più costosa in Croazia: per un metro cubo si devono pagare 22 kune, poco meno di 3 euro.

Le ricerche idriche sono concentrate ora su una zona a 200 metri sopra il livello del mare, nelle vicinanze degli abitati di Kolavi›i e Slavi›i. Le trivelle sono entrate nelle budella del Monte Maggiore, a una profondità di 60 metri, dopo di che l’altura istroquarnerina ha fatto capire a maestranze e macchinari che non era il caso di insistere con la tecnica di aspirazione ad aria del materiale frantumato. In quello strato la pietra si è dimostrata troppo dura, così si dovrà ricorrere all’estrazione del materiale grazie all’aspirazione ad acqua. Stando a uno dei responsabili del progetto di ricerca, Miodrag Šarac dell’impresa comunale abbaziana Acque liburniche, entro un mese gli scavi dovrebbero riguardare una profondità di 300 metri, che è poi quella dove si ritiene possa trovarsi l’ acqua. Solo allora si saprà se il Monte Maggiore è prodigo di acqua potabile, attualmente dispensata in quantitativi modici e che non bastano certo al fabbisogno dell’Abbaziano, area ad alto richiamo turistico e dai consumi estivi davvero impressionanti.

«Il progetto di ricerca costerà 3 milioni e mezzo di kune, sui 464 mila euro, di cui l’ 80% a carico del Demanio idrico nazionale – ha ribadito Ervino Mrak, direttore della citata municipalizzata Liburnia – vogliamo garantirci l’autonomia in questo settore senza dover acquistare l’acqua fiumana e, in minor parte, quella proveniente dalla vicina Slovenia. Dovessimo rinvenire una fonte capace di garantirci 5 litri al secondo, potremmo dire di essere soddisfatti. Secondo gli esperti esiste la possibilità di imbatterci in una falda in grado di erogare 20 litri d’acqua al secondo. In questo caso saremmo a cavallo, risolveremmo i problemi dati dalla cronica insufficienza. A quel punto inoltre potremmo avere prezzi stabili per le nostre bollette dell’ acqua».

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