Camminata dalla Sacchetta in Porto Vecchio

Carlo Genzo dell’Associazione: «Una passeggiata simbolica attraverso il cuore economico della città»

Prendere decisioni per il futuro della città, che siano «concrete e ragionevoli. Superando contrasti e interessi di parte, partendo innanzitutto dall’utilizzo del Porto Vecchio». Carlo Genzo, membro del direttivo di CamminaTrieste, associazione che da più di vent’anni si batte per una diversa e più naturale modalità di approccio al vivere quotidiano, partendo dalla primaria necessità di ridare spazio ai pedoni e combattendo lo strapotere delle automobili, ha sintetizzato così il pensiero del gruppo da lui rappresentato ieri mattina.

L'occasione era rappresentata dalla simbolica passeggiata che lui stesso e una ventina di soci hanno compiuto di prima mattina dalla Sacchetta al Porto Vecchio. Un lento attraversamento delle Rive a significare che «si tratta di un’area - ha spiegato Genzo - che ha sempre costituito il cuore del potenziale economico della città e che andrebbe rivalutata, lasciando da parte inutili diatribe e difese di interessi che con Trieste e il suo futuro poco hanno a che fare».

Parlando del Porto Vecchio, l’esponente di CamminaTrieste ha ricordato che «esso è stato per mezzo secolo lo strumento capace di dare lustro e fama alla città a livello internazionale, oltre che la possibilità di prosperare sul piano economico, conservando lo status giuridico di porto franco al di fuori della cinta doganale, dapprima sotto l’amministrazione austriaca e poi sotto quella italiana. Il tutto - ha precisato Genzo - assieme ad altri quattro punti franchi della città e riconfermato dal Trattato di pace del ’47. Dopo il trasferimento dei traffici nel Porto nuovo negli anni ’70 - ha aggiunto - è iniziato un declino del Porto Vecchio, ma ciò che fa impressione è soprattutto l’abbandono e il silenzio che lo caratterizzano oggi. Il riutilizzo di quell’area - ha continuato - è fondamentale per il futuro sviluppo di Trieste, attanagliata, come l’intero Paese, da una crisi economica di notevole gravità. Se abbiamo frecce al nostro arco - ha fatto intendere Genzo - è giusto utilizzarle. Più volte sono state formulate concrete proposte per il riuso di tutti gli ambienti del Porto Vecchio - ha concluso - fra l'altro in buona parte vincolati dalla Soprintendenza, in quanto esempi assai importanti di architettura emporiale e industriale. Certo è che la permanenza del Porto Franco pone pure evidenti limiti ad attività di attività di riconversione dell'area». La passeggiata di ieri mattina ha visto l’adesione dello Spi-Cgil, l’organizzazione della sigla sindacale che si occupa dei pensionati e dell’Auser Pino, Burlo e San Giacomo.

Ugo Salvini

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