Campanile e le 9 morti sospette Udienza decisiva per il medico



Vincenzo Campanile, il medico di Monfalcone accusato di aver ucciso a Trieste nove anziani con iniezioni di potenti sedativi, tra cui il Propofol, torna davanti al giudice. L’udienza in Tribunale è in programma venerdì prossimo dal gup Massimo Tomassini.

E sarà un’udienza determinante: Campanile, licenziato dall’Azienda sanitaria non appena è scoppiato il caso, deciderà se ricorrere al rito abbreviato o seguire l’iter ordinario, che prevede la possibilità del processo in dibattimento. Ma venerdì verrà stabilita anche la posizione di Vittorio Antonaglia, l’ex direttore del Sores regionale ed ex responsabile del 118 di Trieste, finito nell’inchiesta per “omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale”. Antonaglia, secondo quanto fin qui emerso, sarebbe stato messo al corrente dai colleghi di Campanile (negli atti si fa riferimento a degli infermieri) di ciò che il rianimatore faceva durante i suoi interventi di soccorso. Ma non lo ha denunciato. Forse ha sottovalutato la situazione? O forse quanto testimoniato non era così chiaro da metterlo nelle condizioni di agire? Non si sa, andrà appurato.

Ma l’appuntamento in Foro Ulpiano di venerdì è di fondamentale importanza anche per l’Azienda sanitaria, che comparirà in udienza in una sorta di “doppia veste”. In quanto datore di lavoro dell’anestesista, infatti, è chiamata in causa dalle nove famiglie delle vittime per il risarcimento danni. Ma pure l’Asugi, dal canto suo, si è costituita parte civile per rivalersi sul medico.

Si preannuncia insomma una vera e propria battaglia giudiziaria sul clamoroso caso, che peraltro vede protagonisti numerosi avvocati: Alberto Fenos (per Campanile), Giovanni Borgna (per la stessa Asugi), Antonio Santoro (per sei famiglie), Maria Genovese (per due famiglie) e Giuliano Iviani (per una famiglia) e Giovanni Di Lullo (per Antonaglia). Il fascicolo era stato aperto dai pm Cristina Bacer e Chiara De Grassi in seguito a un soccorso del 3 gennaio 2018 nella casa di cura Mademar, dove era deceduta l’ottantunenne Mirella Michelazzi. Il medico le aveva somministrato il Propofol, anche dinnanzi alle richieste del figlio che domandava il ricovero della madre. La donna era spirata poco dopo l’iniezione. L’indagine si era poi allargata su altre otto morti sospette: pazienti tra i 75 e i 90 anni affetti da gravi patologie o colti da improvvisi peggioramenti e che – stando all’accusa – avrebbero subìto analoga sorte. I pm erano risaliti ai loro casi grazie alle testimonianze dei colleghi di Campanile. Per individuare le tracce erano state riesumate le salme.—

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