In piazza Unità a Trieste la consegna del cappello degli Alpini a 140 allievi

Gli allievi hanno completato la loro formazione di base, nell’ambito di un programma di addestramento in montagna ed eventi culturali

Stefano Bizzi
(foto Massimo Silvano)
(foto Massimo Silvano)

Un piccolo gesto, ma dall’alto valore simbolico ed emozionante per tutti i suoi protagonisti. Sabato pomeriggio, in piazza Unità a Trieste si è conclusa la “Settimana del Cappello alpino”.

I 140 allievi che hanno superato il corso Vfi-Volontari in ferma iniziale “Monte Nero III” sono entrati formalmente nella famiglia delle truppe di montagna dell’Esercito Italiano ricevendo il cappello con la penna nera dalle mani di chi li ha preceduti.

In questa sorta di staffetta tra congedati e giovani leve, a posare il cappello sulla testa dei sei migliori allievi del corso sono stati i comandanti delle Forze operative terrestri dell’Esercito e delle Truppe alpine, generale di Corpo d’armata Lorenzo D’Addario e generale di Divisione Michele Risi, le medaglie d’oro al Valor Militare Paola Del Din e Andrea Adorno, il comandante del Centro addestramento alpino, generale di Brigata Alessio Cavicchioli, e il presidente nazionale dell’Ana Sebastiano Favero.

Ad attendere gli allievi in piazza, c’erano i “veci”. Dopo l’ingresso dei labari e delle bandiere, preceduti dalla fanfara della Brigata alpina Julia, dalle Rive hanno fatto il loro ingresso i plotoni della 43^ Compagnia salutati dai tanti familiari radunati per l’occasione.

All’ordine «Levate!», gli allievi hanno tolto il berretto da montagna e al termine del rullo di tamburi hanno ricevuto il tanto agognato cappello alpino. Ricordando che il percorso inizia da Trieste, «città italianissima e protagonista dei momenti fondanti della nostra identità nazionale», il generale D’Addario ha sottolineato: «Da oggi indossate il cappello che vi siete meritati applicandovi con serietà, impegno e tanta passione. Ci siete riusciti perché l’avete voluto con tutto il cuore. Entrate nella comunità degli Alpini e da oggi ne siete parte integrante. Da qui, prendete la penna e iniziate a scrivere anche voi le pagine gloriose del corpo, amato e rispettato dagli italiani per aver sempre risposto con coraggio e con slancio all’appello del Paese in ogni circostanza: in pace, come in guerra». Il generale Risi ha quindi evidenziato come piazza Unità sia stata protagonista della storia d’Italia e non solo della città.

«La nostra città e l’intera regione vantano un legame profondo con gli Alpini, un legame fatto di storia, di valori e di memoria condivisa», ha detto invece il sindaco Roberto Dipiazza invitando a custodire con fierezza il cappello e a rispettare il simbolo che rappresenta. L’assesore regionale Alessia Rosolen ha parlato poi di eredità del sacrificio e della storia di chi ha lottato per la patria.

La cerimonia ha sancito la fine di un impegnativo percorso fisico e tecnico, comprendente i corsi base di alpinismo e mountain warfare, dove sono state apprese le tecniche per vivere, muovere, combattere e soccorrere in ambiente montano. I nuovi alpini verranno ora assegnati ai reggimenti delle brigate Taurinense e Julia dove inizieranno la loro vita operativa nelle specialità di fanteria alpina, artiglieria da montagna, genio e reparti logistici.

La settimana “del Cappello Alpino” si era aperta martedì con il saluto di benvenuto delle istituzioni e l’alzabandiera al monumento ai Caduti di San Giusto. Erano poi seguite le esercitazioni di arrampicata e combattimento sulle falesie a picco sul mare di Sistiana e le cerimonie ai sacrari di Oslavia e Redipuglia dove sono stati ricordati i Caduti nelle missioni militari di pace.

Il programma – organizzato dal Centro Addestramento Alpino in collaborazione con le istituzioni locali – ha compreso incontri con alcune scuole di Trieste e con l’Associazione nazionale Alpini, nonché eventi culturali dedicati all’alpinismo militare di eccellenza e all’esplorazione, insieme all’esibizione della fanfara della Brigata Alpina Julia nelle vie del centro di Trieste.

Tra gli appuntamenti di maggior rilievo c’è stato giovedì il simposio “Artico, esplorare le opportunità del grande freddo”, che ha riunito esponenti del mondo scientifico, militare e accademico.

In vista del cinquantesimo anniversario del sisma che devastò il Friuli nel 1976 e che vide gli alpini in armi e in congedo in prima linea nelle operazioni di soccorso, sabato mattina un secondo simposio è stato dedicato al tema del terremoto.

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