L’accusa del Consorzio di solidarietà: “A Trieste le richieste d’asilo sono negate”

Presentato il report sulla “legalità violata”. In mattinata un’operazione dei carabinieri in Porto Vecchio

Stefano Bizzi
I carabinieri in Porto Vecchio (Bruni)
I carabinieri in Porto Vecchio (Bruni)

Il controllo dei migranti presenti in Porto Vecchio da parte dei carabinieri mercoledì mattina ha fatto da prologo e contrappunto alla presentazione del rapporto sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e alle misure di accoglienza a Trieste realizzato da International rescue committee Italia, No name kitchen, Consorzio italiano di solidarietà, Comitato per i diritti civili delle prostitute aps e Diaconia valdese con il supporto di Goap e Linea d’ombra.

Nel documento viene evidenziato che nel corso del 2025 sono state registrate «prassi non conformi alla legge» nelle procedure per la registrazione delle domande di protezione internazionale. Oltre a documentare le criticità, le organizzazione attive nel supporto ai richiedenti asilo sollecitano quindi una revisione delle modalità operative di raccolta delle istanze da parte delle istituzioni competenti.

Secondo il rapporto “Accesso negato”, ogni giorno si presentano alla questura di Trieste tra le 70 e le 140 persone, ma solo una dozzina di esse accede fisicamente all’ufficio immigrazione e appena la metà riesce a formalizzare la domanda d’asilo. “L’accesso all’Ufficio - si legge nel documento - non avviene secondo un criterio cronologico: chi è costretto a tornare nei giorni successivi non beneficia di alcuna priorità e deve ricominciare la fila da capo”.

Ciò crea «disorientamento e frustrazione tra i migranti» che non sanno come muoversi. L’incertezza è totale anche per quanto riguarda i tempi di registrazione delle domande: chi riesce ad accedere agli uffici, in media viene registrato dopo circa 3 settimane, ma i tempi d’attesa possono variare da pochi giorni fino a 60 e il risultato è che ci sono oltre 250 persone escluse dal sistema di accoglienza.

In sintesi il report ha rilevato dieci criticità: criteri di accesso non trasparenti e discrezionali; accesso alla procedura condizionato al possesso di documenti; rinvii informali verso altre Questure e altre città; controlli informali dei cellulari; mancata attivazione del Regolamento Dublino III; assenza di tutela e di accesso prioritario per le persone in condizioni di vulnerabilità; mancato riconoscimento delle segnalazioni via Pec; ostacoli per i minori stranieri non accompagnati; raccolta e conservazione informale di fotografie; ed emissione di provvedimenti di espulsione in presenza di manifestata volontà di chiedere asilo.

Ciò crerebbe quindi un limbo giuridico con conseguente mancato accesso ad altri diritti essenziali, ricadute su altre questure e altri territori, esposizione a grave marginalità in condizioni disumane e degradanti, impatto sul contesto urbano e sociale cittadino; disorientamento e impatto sulla salute mentale dei migranti.

Giovedì è quindi previsto un incontro con il questore Lilia Fredella, alla quale verrà chiesto di potenziare il servizio amministrativo deputato alla registrazione delle domande di protezione internazionale, di assicurare che gli eventuali controlli sui dispositivi elettronici siano effettuati nel rispetto delle garanzie di legge, di istituire procedure prioritarie e - in caso di minori non accompagnati o persone con fragilità psico-fisiche -, dedicate, di migliorare le procedure operative standard, di evitare respingimenti basati sulla sola valutazione visiva, di assicurare la piena imparzialità dei mediatori culturali, di pubblicare sul sito della questura informazioni chiare e aggiornate in più lingue e di istituire un tavolo tecnico permanente di coordinamento con gli enti del terzo settore e gli organismi di tutela. «Il punto - ha sottolineato Gianfranco Schiavone, presidente di Ics - è il rispetto della legge».

A stretto giro è, però, arrivata la dura replica del segretario provinciale del Siulp Francesco Marino. «Riteniamo irrispettosa, irricevibile e quindi rispediamo ai vari mittenti la tesi secondo la quale tra l’altro il fenomeno delle persone in strada a Trieste sarebbe principalmente dovuto al fatto che alle persone viene impedito dalla polizia di presentare domanda d’asilo - scrive il Sindacato unitario dei lavoratori di polizia -. Paradossale, se si pensa che la Polizia di Stato, pur ad organici ridottissimi ed oramai quasi al collasso, continua a svolgere i suoi compiti e sopperire alle mancanze degli altri, mentre ad altre latitudini ci si limita a seconda dei casi a somministrare propaganda o lanciare accuse gratuite anziché offrire soluzioni praticabili». —

 

I carabinieri in Porto Vecchio (Bruni)
I carabinieri in Porto Vecchio (Bruni)
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