Caracciolo e Repubblica
Carlo Caracciolo non si è mai atteggiato a giudice del Paese. Gli piaceva il suo mestiere, gli piacevano le notizie, gli piaceva il valore dell'indipendenza nel panorama talvolta depresso dell'editoria, dei quotidiani e dei settimanali italiani.
Come già aveva fatto col settimanale "L'Espresso", assieme sempre a Eugenio Scalfari, pungolava spesso direttori e giornalisti a frugare a fondo nella realtà più scomoda dei poteri non solo italiani d'ogni tipo. Sapeva essere felice del suo difficile mestiere: bastava vederlo ogni tanto sfogliare con orgoglio uno dei molti giornali di quello che, testata dopo testata, era diventato, non solo nel linguaggio borsistico e imprenditoriale, un grande gruppo, nel quale si era cementata l'intesa certo non solo finanziaria con Carlo De Benedetti.
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