«Carceri, condizione di vita indegne»

Lasorte Trieste 26/01/12 - Tribunale, Avvocati, Conferenza Stampa
Lasorte Trieste 26/01/12 - Tribunale, Avvocati, Conferenza Stampa

TRIESTE. «Le condizioni di vita all’interno delle carceri sono indegne; manca il rispetto minimo per la vita umana che uno Stato civile e democratico deve essere in grado di garantire anche a chi è stato condannato definitivamente per reati gravissimi e tanto più a chi si trova in carcere in attesa di giudizio ed è ancora innocente».

È questo uno dei punti più forti e drammatici del discorso che il presidente dell’Ordine degli avvocati di Trieste Roberto Gambel Benussi, avrebbe dovuto pronunciare domani nell’aula della Corte d’assise dove verrà inaugurato solennemente l’anno giudiziario. Nella grande sala il presidente invece si limiterà a leggere il documento di protesta messo a punto da tutti gli organismi dell’avvocatura.

Sarà anche l’unico avvocato presente alla cerimonia perché la situazione complessiva della Giustizia e quanto hanno approntato su questo tema il Governo Monti e quello Berlusconi è così grave da meritare l’assenza dei legali dalle cerimonie.

Della situazione del carcere diremo più avanti anche perché il presidente dell’Ordine degli avvocati di Trieste nel discorso a cui ha lavorato a lungo ha compiuto una ricognizione sui punti più esposti del sistema giustizia. «È gravissima la mancanza di personale amministrativo, senza la cui presenza la macchina giudiziaria non può funzionare. Nel Tribunale di Trieste e nella Procura della Repubblica, a fronte a un organico amministrativo già ridotto all’osso di 142 persone, nel novembre 2011 erano in servizio solo 114 dipendenti».

In sintesi molti uffici giudiziari triestini riescono ad operare solo grazie alla presenza di “volontari” e di pensionati già appartenenti alle forze di polizia. Opposta la situazione tra i legali: oggi a Trieste sono iscritti all’Ordine e possono assumere la difesa di qualunque cittadino ben 569 avvocati. I tassisti, anche se il paragone può apparire irriverente, non raggiungono quota 250. «Il nostro lavoro si è dimezzato negli ultimi 25 anni, mentre il numero dei colleghi è raddoppiato. Non esistono quasi più cause collegate ai trasporti marittimi» ha affermato con amarezza uno dei più anziani legali triestini.

Anche per il presidente dell’Ordine «gli avvocati sono troppi e non solo a Trieste e non esiste in Europa altra nazione con un numero così alto di persone che esercitano la professione legale. Da almeno trent’anni siamo noi stessi avvocati che chiediamo alla politica di riformare la legge professionale per fare sì che l’accesso venga seriamente regolamentato e non certo su base nepotistica e censuaria come falsamente taluno afferma. Allo stesso tempo però il Governo ha voluto in un verso abolire le tariffe minime, nell’altro liberalizzare completamente l’accesso alla professione: Quanti sarebbero allora gli avvocati? Quali le garanzie di professionalità?»

Una significativa parte della relazione, come dicevamo, è dedicata al drammatico problema delle carceri e del loro sovraffollamento. «Nel Fvg il 31 dicembre scorso risultavano detenute 845 persone, mentre la capienza regolamentare delle carceri era di 548 posti. Praticamente 300 persone in più del dovuto sono rinchiuse in cella. A Trieste il Coroneo ha una capienza regolamentare di 155 unità, di cui 130 uomini e 25 donne, mentre vi sono rinchiusi 249 detenuti di cui 30 donne. Non si può allora restare stupiti se nel corso del 2011 in Italia si sono registrati 66 casi di suicidio tra detenuti e 23 casi mortali su cui sono ancora aperte le indagini. Nel carcere di Trieste mancano pure le finestre: è di non molti mesi orsono la notizia che rottesi le finestre, queste erano state sostituite prelevando quelle integre dalla sala riservata ai colloqui con gli avvocati».

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