«Cerco un triestino di 62 anni che non ha mai visto il suo papà»

L’appello di una svedese, vedova di un africano deceduto per Covid che in gioventù aveva avuto una relazione con una ragazza giuliana 
Benedetta Moro

la storia



Malcom Simon aveva un desiderio prima di morire: ritrovare il figlio mai riconosciuto, nato quando lui era giovane da una relazione con una triestina, e nominarlo suo erede. Ma il Covid è arrivato prima e Malcom, originario della Guyana, in Africa, è morto a 84 anni, senza riuscire a rivedere l’uomo, sangue del suo sangue, che oggi avrà 62 anni. L’attuale moglie di Malcom, Mona, dalla Svezia, dove la coppia viveva, ha raccolto l’appello del marito e ha chiamato il programma di Rai 3 “Chi l’ha visto”, condotto da Federica Sciarelli: «Per favore, se mi stai guardando, fatti avanti», ha detto la donna in inglese, con addosso colbacco e sciarpa, in un video girato a Tullinge, dove abita, a 20 chilometri da Stoccolma: «Sarei contentissima d’incontrarti. Volevamo venire a Trieste, in Italia, per cercarti, ma poi è arrivato il coronavirus. Spero davvero di poterti conoscere e trascorrere dei bellissimi momenti assieme». Mercoledì sera è andata in onda la storia di Malcolm in un servizio di Francesca Carli. Pochi, pochissimi sono gli elementi noti per riuscire a rintracciare il figlio, di cui si sa a malapena il nome. Mona mostra in video alcune foto in bianco e nero, alcune delle quali ritraggono il bambino, probabilmente a Trieste, in braccio a delle donne, forse la madre o la nonna. Dietro una di queste c’è una scritta: “Al mio caro papà, tuo Maiche”. Ma sarà davvero Maiche il suo vero nome? Oppure Mike? O Michele? Le informazioni in mano a Mona, che per lanciare il messaggio si è fatta aiutare da un’amica italiana che vive in Svezia, sono davvero risicate. Così dice al Piccolo: «Penso che Malcom sapesse il nome, ma non lo trovo scritto da nessuna parte. Lo chiamava sempre Maiche. Non sappiamo se la madre del figlio è viva. Né la data di nascita esatta». La donna, che da Malcom ha avuto un’altra figlia, che ha già ricevuto la sua parte di eredità, racconta che il marito, alla fine degli anni ’50, quando ancora non lo conosceva, si era trasferito a Londra dalla Guyana appunto.

È qui, in una discoteca italiana, che conosce una ventenne triestina, arrivata per imparare l’inglese come ragazza alla pari. Malcom faceva il dj, «tanto che era stato il primo dj di colore in Svezia, molto apprezzato», sottolinea la moglie, che aggiunge: «Adorava la musica ed era anche un grande ballerino». Poco dopo, in una data che s’ipotizza essere il novembre del 1958, la giovane triestina resta incinta ma viene licenziata. Per questo è costretta a tornare nella sua città natale. Contemporaneamente Malcom è chiamato a fare il servizio militare a Cipro. I due si separano e non si rivedranno mai più, ma attraverso la madre di Malcom, dalla Guyana, c’è uno scambio di messaggi e arrivano così le immagini del bambino, che oggi potrebbe avere, per l’appunto, 62 anni. «Non so perché mio marito – conclude Mona – non lo ha cercato prima. Ora io vorrei tanto trovarlo».—



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