Chiusura del Mercatone Uno già in 34 alla Federconsumatori

Si torna sempre ai clienti. Perché se per i dipendenti è stato uno choc scoprire dal proprio cellulare, via whatsapp o in chat su Facebook, che di punto in bianco, o meglio tra l’esaurirsi di una notte e l’alba seguente, il loro posto di lavoro era diventato evanescente, anche per gli acquirenti che magari avevano riposto piccoli risparmi (oltre che fiducia) sul Mercatone Uno di via Colombo è stato un boccone amaro da mandar giù apprendere che dei mobili acquistati mesi fa forse non riceveranno indietro nemmeno un cassettino.
Figuriamoci gli acconti. E come si era fin dall’inizio immaginato, non sono pochi questi clienti rimasti con un palmo di naso.
Dal fattaccio, soltanto nei primi tre giorni di apertura dello sportello, alla Federconsumatori di Trieste e Monfalcone si sono rivolte rispettivamente 21 e 13 persone. Tutte clienti dello store sulla 14. Alla sede, in via 25 aprile, dell’associazione che tutela i consumatori, oltretutto, l’ufficio è rimasto chiuso martedì.
Si tratta di clienti che hanno acquistato beni, per lo più mobili, ma pure elettrodomestici, da un minimo di un centinaio fino a 1.600 euro.
Come spiegato ieri, qualcuno – colmo della sfortuna – avrebbe dovuto ritirare la merce venerdì, ultimo giorno di attività dell’esercizio, ma per impegni personali non ha potuto recarsi al punto vendita, confidando di passare il dì seguente, sabato, quando ormai però le serrande si erano abbassate per sempre.
Ora, inutile girarci intorno, sarà complicato veder restituite le caparre, tranne nei casi in cui si è acceso un prestito tramite finanziaria con espressa indicazione dell’acquisto di mobili: da qualche anno una legge specifica, infatti, impone agli istituti di credito la restituzione delle rate fino a quel momento corrisposte, sicché perlomeno i soldi, in simili situazioni, potranno tornare nel portafoglio degli acquirenti rimasti col cerino in mano.
Per il resto la speranza è l’ultima a morire, anche se per chi tenta di ricevere qualcosa inserendosi nella lista dei creditori di un fallimento di tal portata forse arriva davvero prima il crepacuore. Federconsumatori offre comunque uno spiraglio a quanti effettivamente avrebbero visto consegnata la merce se non fosse calata la saracinesca: «Nel caso in cui i colli per il recapito dei prodotti siano arrivati nei magazzini – spiega il responsabile Marco Valent – allora il curatore potrebbe nutrire interesse a restituire la merce all’acquirente per veder perfezionata la compravendita, esigendo il saldo dopo l’anticipo». Liquidità da riversare su fornitori e dipendenti. «C’è tempo – sottolinea Valent – fino al 20 settembre per insinuarsi nel passivo: la data è fissata». In ogni caso, suggerisce sempre, come primo atto, l’invio di raccomandata per intimare la consegna.
Sul fronte occupazionale resta alta l’attenzione delle istituzioni sulla vicenda Mercatone Uno, dove per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, «pure il governo è stato preso in giro, visto che per mesi si sono fatti incontri e quelli che venivano dicevano che avrebbero presentato un piano industriale e, invece, abbiamo visto come è andata a finire».
Per la deputata Debora Serracchiani, capogruppo Pd in commissione Lavoro che aveva presentato un’interrogazione urgente ricevendo ieri risposta valutata «del tutto insoddisfacente», sulla crisi di Mercatone Uno «abbiamo assistito a una mancanza di vigilanza del Governo e in particolare del ministro Di Maio». Per la dem i tavoli andavano fatti prima. «Dov’era – chiede – il ministro dello Sviluppo economico negli ultimi 9 mesi, mentre l’azienda accumulava oltre 90 milioni di debiti, di cui 10 di mancati oneri previdenziali?».
Secca la replica del M5S: «Di Maio sta lavorando proprio per porre rimedio ai danni causati dal Pd».
Intanto, ancora nessuna istanza presentata al Tribunale di Bologna da parte dell'amministrazione straordinaria di Mercatone Uno per chiedere di tornare a gestire la compagine aziendale di Shernon Holding, la società che aveva acquisito il marchio della società imolese e che è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano. È quanto emerge dall'incontro avvenuto al Ministero dello Sviluppo Economico. –
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